|
STATISTICHE
DI PRODUZIONE
IL VINO IN ITALIA
ICE Roma
Dott. Leonardo MONTEMIGLIO
La produzione italiana di vino, parallelamente a quella mondiale,
mostra ancora una tendenza a diminuire progressivamente, infatti
è passata dai 77,5 milioni di ettolitri del 1978/82 ai 69,4 del
periodo 1992/96 ed è prevedibile che nei prossimi anni ci sia una
ulteriore riduzione, anche se con un trend meno marcato.
I dati provvisori pubblicati dallISTAT indicano per
il 1996 una produzione complessiva di 55,9 milioni di ettolitri,
leggermente inferiore (-5,1%) a quella della campagna precedente.
In Puglia (-23%), in Sicilia (-19%), in Sardegna (-16%) e
nelle Marche (-10%), si è rilevato un significativo decremento della
produzione, mentre aumenti consistenti sono stati registrati in
Trentino (+31%), Veneto (+30%), in Emilia Romagna (+16%), in Piemonte
(+13%), in Friuli Venezia Giulia (+11%) ed in Lombardia (+10%).
Un aspetto positivo manifestato dalla nostra produzione vinicola
nel corso degli anni è laumento dei vini con denominazione
non solo in quantità assolute, ma anche come partecipazione sulla
produzione totale.
I dati pubblicati dal Comitato nazionale per la tutela e la
valorizzazione dei vini con denominazione indicano, per il 1995,
una produzione di vini DOC e DOCG inferiore a 9,6 milioni di ettolitri,
con un decremento del 2,1% sulla precedente annata, ma con una sostanziale
stazionarietà della loro incidenza sulla produzione complessiva
(il 17%).
Per quanto riguarda la produzione di vini con denominazione,
il Veneto mantiene anche nel 1995 la propria posizione di leader
con 1,9 milioni di ettolitri, seguito dal Piemonte con 1,6 e dalla
Toscana con 1,2.
Lofferta complessiva dei vini DOC e DOCG è formata per
il 64,3% da prodotto ottenuto nellItalia settentrionale, per
il 30,0% da vini prodotti nellItalia centrale e soltanto per
il 5,7% nellItalia meridionale e insulare.
Le percentuali più elevate di vini con denominazione sulla
produzione complessiva regionale si ritrovano nelle regioni del
Nord con il Trentino Alto Adige al primo posto con quasi il 75%,
seguito dal Piemonte (58%) e dal Friuli Venezia Giulia (51%). I
fanalini di coda sono invece tutti al Sud con Puglia, Basilicata
e Sicilia che hanno una produzione di vini DOC che ha una incidenza
inferiore al 2% sul totale regionale.
Parallelamente al calo della produzione si seguita a registrare
una preoccupante riduzione del consumo domestico, di cui non si
prevede peraltro una ripresa a breve termine, che è passato dalla
media di circa 51 milioni di ettolitri del 1976/80, ai circa 45
del 1981/85 ed ai 35 del 1991/95.
Dopo il famoso drastico crollo nel 1986, landamento
delle esportazioni può essere considerato abbastanza positivo perché,
anche se lentamente, registra una progressiva ripresa.
E doveroso rimarcare che le esportazioni di vino, con
un introito valutario nel 1996 di quasi 3400 miliardi di lire, rappresentano
una delle poche voci attive della nostra bilancia agro-alimentare
e sono di basilare importanza per il settore assorbendo circa ¼
della produzione totale ed il 38-40% dei vini con denominazione.
Dai dati delle esportazioni degli scorsi anni ripartite in
base alla tipologia, si evidenzia il consistente incremento della
quota dei vini con gradazione alcolica inferiore a 13°, a scapito
di quelli con gradazione superiore ai 13°.
Infatti i primi, che detenevano una quota di poco superiore
al 47% nel 1978, hanno superato l82% nel 1996. Per contro,
quelli di oltre 13°, che avevano ben oltre il 38% nel 1978, nel
1996 hanno visto la loro quota ridotta a meno dell1,5%.
Anche se è stato registrato un consistente calo quantitativo
(-21,6%), se si esaminano più in dettaglio i dati si può dire che
il 1996 non è da considerare un anno particolarmente negativo per
le nostre esportazioni vinicole; sono stati esportati 13.939.000
ettolitri così suddivisi per grandi raggruppamenti tipologici:
| TOTALE VINI |
Hl 13.939.000 |
|
Vini fermi o tranquilli
fino a 13°
oltre 13° |
Hl 11.457.000
Hl 206.000 |
82,2% sul totale
1,4% sul totale |
| Vini spumanti |
Hl 915.000 |
6,6% sul totale |
| Vini frizzanti |
Hl 837.000 |
6,0% sul totale |
| Mosti |
Hl. 524.000 |
3,8% sul totale |
In confronto al 1995 sono stati esportati oltre 3,8 milioni
di ettolitri in meno, ma questo calo ha riguardato in prevalenza
i vini sfusi e da tavola e gli spumanti di prezzo contenuto.
Infatti, se si prendono in considerazione i risultati economici;
anche se non si sono avuti gli incrementi record registrati nel
1994 e 1995 (rispettivamente +27,8% e +23,7%), il 1996 non ha avuto
battute di arresto, essendo stato registrato un ulteriore, pur se
lieve aumento del 2,4%.
La svalutazione della lira può senzaltro aver contribuito
a migliorare la competitività delle nostre esportazioni, ma buona
parte del successo deriva dalla politica di qualificazione dei nostri
vini che prosegue con costanza, anche se apparentemente potrebbe
sembrare il contrario. Infatti:
- lincidenza dei vini tranquilli imbottigliati allorigine,
che nel 1990 ammontava al 27%, anche se con oscillazioni, è aumentata
gradualmente fino a raggiungere il 37% nel 1996;
- analogo andamento è stato registrato per laliquota
di partecipazione dei vini a DOC e DOCG alle vendite globali di
vini tranquilli; nel 1993 questa era del 30%, ma nel 1994 era
scesa al 25% per risalire ad oltre il 32% nel 1996.
Le riduzioni di quota nei vini imbottigliati e con denominazione
registrate nel 1994 e 1995 sono state determinate dallo straordinario
aumento registrato in quegli anni, delle esportazioni di vini sfusi
e da tavola verso la Francia, la Spagna ed il Portogallo e di vini,
spumanti in particolare, verso i paesi dellEst Europa.
Vini tranquilli fino a 13°
Con circa 11,5 milioni di ettolitri venduti nel 1996 (oltre
l'82% delle esportazioni complessive), costituisce la voce più importante.
Le vendite di questi vini che hanno avuto un calo quantitativo del
-18% nel 1996, registrano una crescita, anche se leggera (+1%),
per i vini imbottigliati all'origine, contrariamente ai vini sfusi
per i quali è stata accusata una consistente caduta (-29%).
Una situazione più o meno analoga si è avuta per vini con
denominazione che hanno avuto un calo inferiore al 4%, contro circa
-24% dei vini da tavola.
Il prezzo medio di questi vini è stato nel 1996 di lire 2.255
per litro con un divario ancora troppo ampio fra la quotazione media
dei vini da tavola sfusi (840 lire/litro) e quelli dei vini a DOC
e DOCG in bottiglia (4.430 lire/litro).
I migliori clienti dei prodotti a DOC sono la Germania e gli
USA che nel 19963 hanno assorbito rispettivamente il 38 ed il 15%
dei quantitativi esportati; seguono in ordine di importanza il Regno
Unito (12%) e la Svizzera (8%).
Nello stesso anno oltre il 62% dei vini tranquilli d tavola
è stato collocato in due soli Paesi: Germania (45%) e Francia (17%).
Il restante è stato assorbito da numerosi mercati fra i quali i
quantitativi più consistenti sono stati acquistati dagli USA (8%),
dalla Spagna (6%) e dal Regno Unito (6%).
Vini spumanti
Significativo l'incremento registrato dagli spumanti fino
al 1994: dal 3% circa del 1978 essi hanno gradualmente raggiunto
una quota di partecipazione del 6-7% dopo il 1990, con una impennata
dell'11-12% negli anni 1993 e 1994, ma con un repentino crollo nel
1995 e nel 1996, che ha portato la loro quota di partecipazione
sull'export totale di vini prima al 9,5% nel 1995 ed addirittura
al 6,5% nel 1996.
Questa situazione è stata determinata da un calo generalizzato
delle esportazioni di spumanti ed in particolare da quelle verso
alcuni paesi dell'Europa dell'Est. Il 1996 non è stato quindi un
anno positivo essendo stato registrato un decremento sia dei volumi
(-46%), che delle entrate valutarie (-9%), mentre il prezzo medio
è risultato più alto del 31% rispetto al 1995.
Da rilavare che la forcella dei prezzi medi presenta punte
eccessivamente divaricate, in quanto si passa da un minimo di circa
2.000 lire/litro per gli spumanti destinati ai paesi dell'Europa
Orientale alle 7.000 lire/litro per il prodotto venduto in Giappone.
Ciò sta ad indicare una grave carenza di strategie del settore,
con conseguenti serie ripercussioni commerciali e d'immagine sugli
spumanti italiani nei principali mercati esteri, in quanto questa
situazione non consente il radicamento dei nostri prodotti sui mercati
e rischia di vanificare lo sforzo dei molti operatori che con sacrifici
cercano di trovare spazi per gli spumanti di qualità.
Nel 1996 la Germania, anche se ha importato dall'Italia quasi
il 30% in meno in confronto al 1995, ha incrementato la sua posizione
di primo acquirente dei nostri spumanti avendo assorbito il 43%
dei quantitativi spediti; seguono gli USA con l'11% e la Russia
con il 10%. Da evidenziare che quest'ultimo Paese nel 1995 deteneva
una quota del 28,5% sul totale.
Vini frizzanti
I vini frizzanti hanno avuto un andamento positivo fino al
1984/85 quando, superando i 2 milioni di ettolitri, detenevano il
12-13% delle esportazioni globali di vino. Negli anni successivi
si è avuta invece una fase costantemente discendente e nel 1996
le esportazioni di questa tipologia di vino sono scese a meno di
840 mila ettolitri, con una partecipazione alle esportazioni totali
di vino di appena il 6%.
Rispetto all'anno precedente le vendite sono diminuite del
13,2% in quantità, mentre è stato registrato un aumento del 7,6%
nei valori ed una variazione del 25% nel prezzo medio (2.655 lire/litro
contro le 2.129 del 1995).
Oltre il 75% delle esportazioni dei vini frizzanti viene collocato
in tre soli paesi: in Germania che assorbe il 35%, negli USA (26%)
e nel Regno Unito (14%).
In Inghilterra le nostre esportazioni di vini frizzanti dal
1993 al 1996 sono scese da quasi 307.000 ettolitri a poco più di
115.000; la disaffezione dei consumatori inglesi nei confronti di
questi vini ha prodotto quindi, nell'arco di solo quatto anni, una
riduzione delle esportazioni del 60%.
Per quanto concerne la distribuzione geografica delle nostre
esportazioni vinicole, l'Unione Europea è l'area verso la quale
vengono indirizzati i quantitativi più consistenti (oltre il 78%
nel 1996) e verso due soli paesi, la Germania e la Francia, è stato
esportato quasi il 60% del totale. Proprio questi ultimi paesi,
con la loro incostanza negli acquisti, è la causa principale dei
frequenti alti e bassi registrati dalle nostre esportazioni.
Nel corso del 1996. Dopo lo spostamento dei flussi dei mercati
terzi verso i Paesi dellU.E. registrato negli anni precedenti
(la quota di vini assorbiti dallU.E. nel 1993 rappresentava
il 73% dellexport complessivo, nel 1994 è salita al 78% circa
e nel 1995 a quasi l82%) si è avuto un significativo spostamento
delle esportazioni verso i Paesi terzi dovuto principalmente ai
consistenti minori assorbimenti della Francia (oltre 1,5 milioni
di ettolitri in meno) e della Germania (-550.000 ettolitri).
Lassorbimento da parte dei paesi terzi ha mostrato un
andamento positivo fino al 1985 per merito principalmente degli
Stati Uniti che importavano annualmente 2,3-2,8 milioni di ettolitri
su un quantitativo di 5-6 milioni di ettolitri.
Nel 1986 si è avuta una inversione di tendenza che è proseguita
fino al 1991, anno in cui le forniture di vino italiano agli USA
hanno raggiunto il livello più basso (meno di 900.000 ettolitri)
ed i paesi terzi hanno toccato il livello più basso di importazioni
(meno di 2.300.000 ettolitri).
Negli ultimi quattro anni le nostre esportazioni verso gli
USA si sono stabilizzate tra 1.150.000 e 1.200.000 ettolitri e quelle
verso i paesi terzi, che nel triennio 1993/95 sono state mediamente
di circa 3,5 milioni di ettolitri. Nel 1996 queste hanno fatto invece
registrare un calo di quasi il 18% dovuto essenzialmente ai minori
acquisti da parte della Russia, che è passata dagli oltre 500.000
ettolitri del 1995 ai 121.000 del 1996 e di altri Paesi dellEst
Europa, come lEstonia, la Lituania e lUcraina, che nel
1995 avevano importato dallItalia complessivamente 129.000
ettolitri di vino e nel 1996 soltanto 15.450 ettolitri.
Dai dati delle nostre esportazioni vinicole ripartite per
paese di destinazione, anche se emerge una situazione generale tendente
al miglioramento, non è certamente rassicurante la loro marcata
concentrazione su pochi tradizionali mercati.
La limitata diversificazione delle aree di influenza delle
nostre esportazioni evidenzia infatti la debolezza di fondo della
nostra struttura esportativa; infatti oltre il 72% di esse è assorbito
da soli quatto mercati: Germania, Francia, Inghilterra e USA.
Questa concentrazione risulta ancora più evidente se si prende
in considerazione il nostro export nella sola area comunitaria.
Nel 1996 sui quasi 11 milioni di ettolitri venduti nei Paesi dellU.E.
ben 9,6 milioni, vale a dire l88% delle esportazioni destinate
a questarea è stato assorbito da tre soli mercati (Germania,
Francia, Regno Unito).
Da questa situazione può derivare che, come peraltro è già
accaduto in passato, se si ha un andamento negativo delle esportazioni
verso uno dei suddetti paesi, si possono avere sensibili ripercussioni
su tutto il settore.
Anche se negli ultimi anni si nota una maggiore tendenza a
diversificare i mercati di esportazione, i cambiamenti in atto sono
ancora insufficienti ed è perciò necessario proseguire ed intensificare
gli sforzi per una maggiore e più stabile penetrazione in quei mercati
(e sono diversi) nei quali la presenza dei nostri vini è ancora
limitata.
Nel 1996 si è avuto un trend negativo generalizzato delle
nostre esportazioni, più marcato nei Paesi U.E., nei quali il calo
è stato del 18% circa (Francia 31%, Belgio 21%, Olanda
4%, Germania 10%, Regno Unito 11%, Danimarca
6%, Portogallo 80%, Spagna 90%).
Come noto, le nostre esportazioni verso la Francia sono prevalentemente
basate sul prodotto sfuso e sono collegate alle disponibilità di
prodotto locale. Su questo mercato dallinizio degli anni novanta
il nostro vino ha cominciato a subire la crescente competitività
di altri paesi produttori.
Una considerazione è doveroso fare sulle esportazioni dirette
verso la Danimarca, il Belgio e lOlanda che nel loro insieme
importano annualmente oltre 6 milioni di ettolitri di vino, di cui
solo meno del 10% di provenienza italiana. Questa importante capacità
di acquisto è stata finora mal percepita o comunque non utilizzata
in maniera adeguata dai nostri operatori. Infatti questi tre mercati
nel 1996 hanno fatto registrare complessivamente una partecipazione
di solo il 4,8% sui quantitativi complessivi esportati dallItalia.
La Francia, nostro tradizionale concorrente, ha invece venduto
alla Danimarca il 5% del vino spedito oltre frontiera ed il 10%
ai Paesi Bassi ed al Belgio, occupando nei tre paesi la prima posizione
tra i paesi fornitori con quote di mercato del 39% in Danimarca
e del 59% in Belgio ed in Olanda.
Oltre che a questi Paesi, una maggiore attenzione andrebbe
riservata anche ai Paesi Scandinavi; questi mercati, anche se le
nostre esportazioni sono ancora limitate, sono diventati negli ultimi
anni più interessanti per i nostri vini per il passaggio già in
corso o previsto in un futuro molto prossimo, da un regime di monopolio
al libero commercio del vino.
Bisogna inoltre seguire con la massima attenzione le correnti
di esportazioni che si sono aperte negli anni più recenti verso
le nuove repubbliche nate dallo scioglimento dellURSS.
Si tratta di quantitativi molto interessanti, anche se prevalentemente
costituiti da prodotti poco qualificati, ma essendo mercati nuovi,
ne va seguita con particolare attenzione levoluzione per essere
pronti in caso di un auspicabile, favorevole sviluppo della domanda.
Le vendite nel Nord America hanno avuto nel 1996 un incremento
del 5% negli Stati Uniti e di oltre il 12% in Canada e ciò non è
confortante se si considera landamento delle esportazioni
totali dei nostri vini e che la quasi totalità delle nostre esportazioni
verso questi mercati è costituita da prodotto imbottigliato e circa
la metà da vini DOC e DOCG.
Ancora in netto aumento risultano le esportazioni verso il
Giappone che dopo gli incrementi record del 1994 rispetto allanno
precedente (+77% per la quantità e +57% per i valori) e nel 1995
(rispettivamente +31% e +42%), nel 1996 sono interiormente cresciute
avvicinandosi ai 168.000 ettolitri per un introito valutario di
oltre 95 miliardi di lire (+40% in quantità e +60% in valore).
Dopo aver esaminato landamento delle nostre esportazioni
in base alle destinazioni, è interessante vedere il loro andamento
prendendo in considerazione la capacità del contenitore e la qualificazione.
Nel corso degli anni il vino imbottigliato destinato allestero,
anche se con oscillazioni nelle quote di partecipazione sul totale
delle esportazioni, ha avuto una tendenza generale allaumento.
Infatti, se si prendono in considerazione i soli vini tranquilli
fino a 15°, le medie nei quinquenni 1981/85, 1986/90 e 1992/96 sono
state rispettivamente del 25,1%, del 30,0% e del 37,6%.
Un andamento analogo hanno registrato nello stesso periodo
le esportazioni dei vini DOC e DOCG (1981/85 = 20,9%; 1986/90 =
25,7%; 1992/96 = 29,3%); dalle punte minime di circa il 18% degli
inizi anni 80 si è passati a quote superiori al 30% nel periodo
1991-1993 e nel 1996 la partecipazione dei vini con denominazione
sul totale ha superato il 32%.
E necessario evidenziare che il 1994 ed il 1995, anni
in cui è stato registrato un calo delle quote di partecipazione
sia per i vini imbottigliati che per quelli DOCG e DOC, sono stati
anni anomali per le esportazioni vinicole italiane, per la marcata
incidenza dellaumento degli acquisti d parte di alcuni paesi
dellex Est Europa e le contingenti straordinarie importazioni
di vino sfuso da parte della Francia, Spagna e Portogallo, hanno
avuto un ruolo determinante nellabbassare le quote di esportazione
detenute dai vini imbottigliati e da quelli con denominazione.
Interessante è anche esaminare le esportazioni prendendo in
considerazione il colore del vino. Dai dati disponibili risulta
evidente la tendenza positiva dei vini bianchi che stanno guadagnando
spazio a scapito dei rossi; infatti la loro quota sulle esportazioni
di vini tranquilli fino a 15°, che era del 31% nel 1981 è giunta
ad oltre il 45% nel 1995 e 1996.
Da evidenziare, per quanto si riferisce al colore, il positivo
evolversi delle nostre esportazioni che seguono landamento
della domanda internazionale che tendenzialmente continua ad accordare
la preferenza ai vini bianchi.
Da un esame delle esportazioni negli ultimi anni scaturisce
che landamento delle nostre esportazioni vinicole presenta
notevoli oscillazioni da un anno allaltro.
Se si confronta questo andamento con quello dei soli vini
in bottiglia e di quelli con denominazione si evidenzia una maggiore
stabilità delle esportazioni di questi vini. Se ne deduce quindi
che i grossi sbalzi che si registrano sono causati principalmente
dalle produzioni meno qualificate.
Vermouth
Dopo la forte ripresa del 1993, per la prima volta dopo sette
anni aveva portato a superare di nuovo la soglia di un milione di
ettolitri, se si esclude la leggera flessione accusata nel 1994,
le nostre vendite di vermouth allestero hanno avuto un andamento
costante in lieve crescita (meno del 2% lanno). Nel 1996 le
esportazioni di vermouth sono cresciute del 4% in quantità e del
26% in valore.
Le vendite di vermouth sono distribuite su un numero molto
elevato di paesi, ma quasi il 63% del prodotto esportato viene collocato
in tre soli mercati (Francia, Regno Unito e Germania); degli altri
paesi nel 1996 solo sette (Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Spagna,
Russia, Stati Uniti e Canada) hanno assorbito quote superiori al
2% dell'export totale.
La concentrazione spinta delle esportazioni si evince anche
dal fatto che circa il 76% del vermouth venduto all'estero è assorbito
dai paesi dell'Unione Europea.
Volendo fare alcune brevi considerazioni di carattere generale
si può dire che in Italia nel settore enologico esistono tuttora
carenze strutturali dell'intero apparato produttivo, ma queste sono
particolarmente evidenti in quello commerciale, per cui si rende
sempre più necessaria ed urgente l'adozione, nel medio periodo,
di provvedimenti ed iniziative che puntino a contenere e qualificare
la produzione da un lato ed a migliorare l'assorbimento del consumo
interno e delle esportazioni dall'altro.
Proprio per quanto riguarda le esportazioni, l'Italia si trova
ad affrontare due basilari e crescenti esigenze rappresentate dal
mantenimento e consolidamento degli attuali sbocchi e dalla conquista
di nuovi mercati, intendendo per tali sia l'estensione delle frontiere
commerciali, sia la conquista di nuove categorie di potenziali fruitori.
E' vero che nuovi interessanti paesi consumatori si presentano
all'orizzonte, ma non si deve dimenticare che ci sono anche le nuove
produzioni, sempre più agguerrite e concorrenziali, che si affacciano
sul mercato e che preoccupano non poco i tradizionali paesi produttori.
Ritorno all'indice
|