SAVA


Stemma      Abitanti: 16.579
Superficie: 43,97 kmq
Densità: 377/kmq
Altitudine: 107 mt s.l.m.
Abitanti: Savesi

Cenni storici

Nel territorio sono stati scoperti alcuni insediamenti preistorici di età neolitica (VI-V millennio a.C.). L’abitato è di probabile, per tracce archeologiche, origine messapica (sec.IV-III a.C.) al confine col territorio della colonia tarantina. La prima menzione è in un documento ufficiale del 1417. Fece parte, coi confinanti casali di Aliano e Pasano, del Principato di Taranto e seguì leAlberello del Primitivo consuete vicende feudali tra i secc.XIII-XVI. Nel 1520 Sava e i casali limitrofi passarono ai baroni Prato di Lecce. Nel 1630 Ippolita Prato donò per testamento il feudo alla Compagnia di Gesù che lo amministrò fino al 1767 quando essa Compagnia fu abolita in tutto il regno di Napoli. La baronia fu affidata all’Azienda di Educazione. Acquistata nel 1798 da Giuseppe De Sinno, Sava ebbe in lui il suo ultimo feudatario. Dopo il fallimento economico di costui, intorno al 1810, Sava divenne Comune libero. Rapidi furono lo sviluppo urbano e la crescita demografica dopo l’Unità d’Italia.

Centro abitato e territorio si estendono su una superficie di Ha 4397.25.68 con una popolazione di 16.579 abitanti (cens.1991).

Centro agricolo con notevole produzione di uva da vino e di olio; anche di frumento, ortaggi, fichi e mandorle. In termini di occupazione e di economia, ha risentito della vicinanza all’area industriale di Taranto sviluppando anche un discreto settore artigianale: lavorazione del ferro, dell’alluminio e del legno.

La posizione centrale rispetto ad altre cittadine più ricche di storia e di monumenti (Martina Franca, Grottaglie, Manduria, Francavilla Fontana, Oria, Maruggio) e la sua relativa vicinanza al mare fanno di Sava un’interessante sosta turistica. Varia e ricca la cucina e la pasticceria (d’area mediterranea e di tradizione salentina).

Sava conserva ancor oggi la fama, affidata ad alcuni proverbi d’àmbito pugliese e meridionale, di ‘piccola patria’ del vino. Da segnalare, tra gli altri ottimi, il Primitivo DOC.

Palazzo Baronale

E' sede dell'attuale municipio dal 1884. In tufo locale, fu fatto erigere da Pompeo Prato tra il 1533 e il 1575 sull’area di una precedente costruzione E’ stato variamente rimaneggiato, ma conserva parte delle sue strutture del ‘500 e del ‘600, tra le quali il bel portale bugnato.

Chiesa Madre "Mater Domini"

A tre navate, fu costruita tra la fine del sec.XVI e il 1684. La facciata fu rimaneggiata, in stile neoclassico, nella seconda metà dell’800. Il campanile, iniziato nel 1782, è in stile tardo barocco, opera mai restaurata.

Cappella dell'Immacolata

Cappella privata, in stile tardo barocco, sita nell’omonima via; fu edificata nel 1783 da Michele Melle con permesso reale di Ferdinando IV di Borbone (1759-1825).

Chiesa di San francesco d'Assisi

Grande chiesa ad unica navata e a croce latina, coperta da due cupole diverse tra loro per diametro ed altezza. La parte originaria del tempio, eretta nel 1882, fu grandemente ampliata negli anni 1936-51, con somma cura e zelo da parte dei PP.Francescani. Per quanto recente, è una delle chiese più belle del Salento francescano. Cupole, pareti superiori e vele sono impreziosite da affreschi di notevole valore artistico dei maestri pittori Gaetano Bocchetti (1888-1990) e Antonio Valzano.

Santuario della Madonna di Pasano

A circa 3 Km., in contrada Pasano, sorge l’omonimo santuario dedicato alla Vergine. Fu eretto tra la fine del ‘600 e il 1712, sotto l’amministrazione feudale dei Padri Gesuiti. Sull’altare maggiore è collocata, tra cornici e modanature barocche, l’icona di scuola bizantina (sec.XI-XII ?) della Vergine col Bambino; negli archi laterali di destra vi sono due grandi tele del ‘700 del pittore manduriano Pasquale Bianchi (1733-1811).

Il Paretone o Limitone dei Greci

Lungo la via per Lizzano, in contrada Camarda, non lontano dal Santuario di Pasano, trovasi una poderosa costruzione di pietre a secco in forma di grosso e lungo muro. Si presume sia una costruzione limitanea tra il territorio dei Longobardi e quello dei Bizantini (sec.VII-VIII d.C.). Secondo altri studiosi, la costruzione è di epoca magnogreca (sec.IV a.C. ?) eretta per dividere, dopo lunghe e sanguinose lotte di cui è menzione in autori classici, il territorio dei Tarantini da quello dei Messapi. Nell’agro di Sava è tuttora visibile il tratto più lungo (circa m.700) dell’intero muro che si snodava per oltre 150 chilometri.