MOTTOLA


Stemma      Abitanti: 16.795
Superficie: 212,33 kmq
Densità: 79/kmq
Altitudine: 387 mt s.l.m.
Abitanti: Mottolesi

Cenni storici

Resti di mura megalitiche e numerosi rinvenimenti archeologici nel territorio, dimostrano che la località era abitata già in età Vignetopreistorica. Nei suoi pressi i Romani, condotti da Curio Dentato, sconfissero Pirro nel 274 a.C. Ivi sostò Annibale per un certo periodo di tempo. Mottola fu evangelizzata da S. Pietro.

Nel medioevo il paese fu conquistato dai Longobardi e distrutto nell’846 dai Saraceni, divenendo successivamente un munito luogo fortificato in possesso dei Bizantini. Assalito e conquistato dai Normanni nel 1102, fu riedificato ed eretto in contea a favore di Riccardo Senescalco d’Altavilla. Con l’avvento degli Angioini, Mottola entrò a far parte del principato di Taranto. Nel 1653, divenne feudo di Francesco Caracciolo. Fu sede vescovile dal sec. XI al 1818 e fu ancora capoluogo di marchesato durante la dominazione spagnola.

Palazzi storici

  • Palazzo Municipale

Il Palazzo Municipale venne realizzato nell’ex Orto del Vescovo tra il 1881 ed il 1887, grazie al ricavato della vendita del bosco demaniale di Selvapiana. Costruito su progetto dell’ingegnere mottolese Stefano Buttiglione, ha la facciata in stile neoclassico e conta circa settanta stanze distribuite su tre livelli attorno allo spazioso cortile interno, che attualmente ospitano gli uffici del Comune, la Biblioteca pubblica e la Sala Convegni, sportelli ed ambulatori della ASL, il Corpo Forestale dello Stato, sedi di partiti, sindacati ed associazioni.

All’interno ospita dal 1897 il monumento dedicato all’insigne giurista Vito Sansonetti (1839-1896), professore di diritto costituzionale all’Università di Napoli, opera dello scultore romano Giulio Tadolini.

Chiese

  • Chiesa di Santa Maria Assunta

Ex CattedraleLa ex-cattedrale, costruita nel ‘200, ma completamente rifatta tra il XV e il XVI sec., si presenta in forme veneto - dalmate, memori della tradizione gotica anche se prevalgono gli elementi rinascimentali. La facciata, con tipico coronamento ad archi inflessi, è aperta da un portale a colonne su leoncini romantici e da un oculo; un rosone chiuso e un fregio di archetti goticizzanti qualificano anche la facciata del transetto sinistro. Notevole il campanile, costruito nel ‘300. Nell’interno recenti restauri hanno rilevato le strutture rinascimentali a tre navate. Vi si conservano un’antica iscrizione e tele di Malinconico, Maldarelli e affreschi medievali.
Caratteristico anche l’altare.

 

Civiltà rupestre

  • Cripta di Sant’Angelo

Sita sulla strada tra Mottola e Palagianello, è forse il più importante santuario dal punto di vista storico-architettonico. Esso è, infatti, il rarissimo esempio di chiesa ipogea, costituita da una chiesa superiore di impianto basilicale, e da una cripta inferiore. Fu il centro spirituale del contiguo monastero rupestre, dapprima italo-greco e quindi benedettino, rappresentando, così, il cuoreCripta Sant'Angelo dello sviluppo del centro rupestre. La comunità monastica di S. Angelo conobbe il suo massimo splendore nei sec. XII e XIII. In questo monastero fu conservato sino al 1263, il prezioso codice miniato salernitano del 1005, "Origo Longobardum". Le due cripte, che costituiscono la chiesa presentano la medesima pianta rettangolare a tre navate con rispettive absidi, presso le quali si intravedono i resti di altari di tipo greco e latino. Alle pareti della cripta superiore si riconoscono di pinti del XIII e XIV sec., tra cui "L’aquila" (dell’evangelista Giovanni), un Santo Vescovo anonimo, la Vergine con Bambino, San Silvestro, San Vito, S. Paolo, Sant’Agostino da Ippone, tracce di un Martirio e di un Battesimo di Gesù.

Nelle absidi centrale e destra troneggiano due Pantocrator in Deesis; più semplicemente in quella centrale vi è anche la Vergine e il Battista ed in quella destra la Vergine con San Giacomo. Dell’originale decorazione dell’abside sinistra resta solo la testa di un Sant’Angelo, di raffinata scuola bizantina. Sui tre pilastri si notano le raffigurazioni di Santo Stefano, San Simone e San Giorgio a cavallo.

Nella chiesa inferiore, più piccola di dimensioni e dotata di due pilastri, sono state ritrovate tombe risalenti al sec. XII.

Il corredo pittorico di questa cripta è ridotto al Pantocrator absidale, tra la insolita Deesis composta dai SS. Basilio ed Andrea (XVI sec.) e dalla intensa raffigurazione dell’apostolo Pietro nel sottarco dei pilastri della navatella centrale.

  • Cripta di Santa Margherita

La sua storia è intensamente segnata dalla prevalenza di influenze popolaresche del tardo periodo normanno-benedettino. Questa chiesetta, scavata dalla comunità di Casalrotto nel XII sec. e che si affaccia sulla parete Cripta Santa Margheritadi una lussureggiante lauro, è sita nella gravina di San Giorgio e vi si accede per una ripidissima scala, costruita nella roccia. Internamente si presenta con una pianta irregolare e suggestiva. Un primo vano rettangolare, a due navate, termina in una calotta absidale con altare decorato, sulla parete della quale è raffigurato il consueto "Pantocrator in Deesis" del XII sec. Alla destra di questo vano, si trova un’ulteriore stanza a perimetro curvilineo, ove si conservano due altari. Le pareti della cappella sono ricoperte da numerosi affreschi, tra i quali si distinguono: S. Michele Arcangelo, di fattura bizantina, due raffigurazioni della Santa che da il nome alla laura, il grazioso quadretto medievale che racconta il miracolo di S. Nicola, il ciclo del Martirio di Santa Margherita in 10 quadri, una Vergine Allattante ed un paio di rappresentazioni della Santa Maternità. Altre icone raffigurano San Demetrio, Santo Stefano, San Lorenzo, Sant’Antonio Abate, San Marco e San Giorgio. Tutte queste tempere sono ascrivibili alla fine del XIII-XIV sec., nell’ultima fase del prosperare della civiltà rupestre a Casalrotto.

  • Cripta di San Nicola

Presenta pianta a croce latina, con tre absidi presso le quali si trovano i resti di un altare decorato e dei muretti iconostatici del periodo di culto "orientale" della chiesa.

Posto nei pressi di antiche arterie stradali, la Via Appia e la Consolare, il Santuario fu oggetto della devozione dei crociati e dei pellegrini che si recavano a Taranto e Brindisi per imbarcarsi per la Terra Santa.

Abbastanza curato nella escavazione e nei particolari architettonici, è noto per la bellezza dei suoi affreschi, che l’anno fatto definire la "Cappella Sistina" della civiltà rupestre nel meridione d’Italia. Pregevoli i dipinti che adornano le pareti, i pilastri e gli archi, tra i quali: San Nicola, San Sabino, San Basilio, San Leonardo di Limonges.

Di particolare pregio è il ciclo delle pitture del presbiterio, il magnetico Pantocrator in Deesis, la visione di Santo Stefano e le due icone di S. Michele Arcangelo, opere databili al XII sec., nonchè la rarissima raffigurazione duecentesca in medaglioni della parabola evangelica delle "Vergini stolte e prudenti".