MONTEPARANO


Stemma      Abitanti: 2.551
Superficie:  kmq
Densità: /kmq
Altitudine: 135 mt s.l.m.
Abitanti: Monteparanesi

Cenni storici

Il primo documento noto su Monteparano risale al 1571. Esso tratta dei "privilegi" della città di Taranto e inoltre contiene una lista delle fattorie ubicate nella foresta. Questo antico documento riporta notizie sulla masseria denominata Petrello e specifica il nome del luogo: Monteparano. L'origine della parola è abbastanza evidente: Monte e Paro che significa "piano".Castello

Si racconta che la cittadina fu fondata da una colonia albanese dal rito greco proveniente dalla vicina Fragagnano durante la seconda metà del XVI secolo. Ne abbiamo testimonianza attraverso dei documenti dell'epoca i quali riferiscono che durante il 1500 la famiglia Antoglietta comprò il feudo. In seguito Guglielmo dell'Antoglietta vendette il feudo a Nicola Basta, discendente di una famiglia albanese. Egli era già barone della masseria San Martino, pertanto chiamò più famiglie albanesi per incrementare la popolazione del suo feudo. Suo figlio Gian Tommaso prese potere nel 1644 e così via i suoi eredi fino al XVIII secolo quando essi vendettero il feudo al marchese Bozzicorso. Una visita dell'arcivescovo Brancaccio ci rende a conoscenza del fatto che la chiesa principale di Santa Maria di Costantinopoli praticava il rito greco. Lingua, riti e tradizioni albanesi sopravvissero a Monteparano fino all'inizio di questo secolo.

Palazzi storici

  • Castello

Deriva dalla residenza fortificata della famiglia D'Ayala- Costruito in carparo durante il XVIII secolo. Le sue imponenti torri si ergono sulla piazza principale di Monteparano. Fu rimaneggiato durante il XIX secolo e attualmente è una casa privata.

Chiese

  • Chiesa Madre

Attualmente la principale chiesa di Monteparano è denominata SS. Annunziata e Piazza CastelloSS. Annunziata. Fu costruita su un antico tempio religioso. Essa ha una sola navata con cappelle laterali e un bellissimo altare barocco. La chiesa fu ristrutturata e rimaneggiata nel 1734.
L'arcivescovo di Taranto Lelio Brancaccio la visitò il 4 marzo del 1578. Scoprì che l'altare era disposto secondo le norme del rito greco. Egli lasciò la chiesa chiedendo al parroco di modificarlo secondo il modello latino e di fare particolare attenzione alle celebrazioni latine. Il risultato fu che entrambi i riti sopravvissero e per un po' di tempo la popolazione potè godere di doppie festività.