LIZZANO


Stemma      Abitanti: 9.926
Superficie:  kmq
Densità: /kmq
Altitudine: 44 mt s.l.m.
Abitanti: Lizzanesi

Cenni storici

Alcuni storici affermano che Lizzano sarebbe sorta, prima del sec. X, come semplice villaggio privo di interessi fino alla comparsa dei padri Basiliani nella regione. Il villaggio, che fu circondato da numerosi vigneti, uliveti, ficheti e mandorleti, sorgeva a ridosso di una collinetta ed il suo nome, mentre per molti deriva dalla parola dialettale "Lezza", che in italiano "leccio" indica una varietà di quercia di cui Lizzano si circondava numerosa, per altri sembra derivi da "lizza", antico vocabolo che indicava lo steccato dentro il quale duellavano i Cavalieri. Quando i Longobardi occuparono Taranto e Brindisi nel 568, i Greci che governavano la parte orientale della penisola salentina, pattuirono con essi un’alleanza interrotta poi nel 717, quando Leone Isaurico invase la regione. Dopo Greci e Saraceni, Schiavonei e Ungari completarono l’opera di distruzione dei primi, bruciando paesi e villaggi. Ciò fino al 962 circa. SS. Crocifisso

I religiosi Basiliani, di stanza già nel Salento, scampati alle persecuzioni, si nascondevano nella foresta tarantina, teatro di battaglie di cui Lizzano (villaggio) faceva parte, in cripte sotterranee. Lizzano fu toccata dalle persecuzioni barbare tanto che, ancora oggi, si ricorda la loro permanenza nella Valle dei Cupi. Il villaggio ospitò per secoli nei suoi dintorni i Basiliani nel convento e nella Cripta dell’Annunziata. Da ciò si può rilevare che Lizzano è antecedente, seppur come villaggio, al sec. X, mentre come vero e proprio comune certamente dopo. Altri storici affermano che Lizzano sarebbe sorta come cittadina nel sec. XI, per volontà di Albiria figlia di Tancredi, Conte normanno. Certo è che il borgo sorse agli inizi del sec. XIII e fu feudo della famiglia Chyurlia de Baro.

Palazzi storici

  • Castello

Costruito nei primi anni del sec. XIV. Sussistono i resti del periodo medievale e cinquecentesco. Il CastelloSu un torrione è impostata la piccola Torre dell’orologio, le cui origini sono ignote. E’ noto invece che questa, poco distante dal castello, fosse legata ad esso da un passaggio sotterraneo mai ritrovato e un tempo fosse luogo di difesa. Dietro il torrione si apre un pittoresco cortile con archi e cappellette.

Chiese

  • Chiesa Matrice (dedicata a San Nicola)

La chiesa presenta tre navate: quella centrale più alta e a cassettone, le due laterali, più basse, con tetto a volta. Le colonne che sostenevano l'antico tetto della navata centrale sono state demolite per consentire a più fedeli l'accesso e di osservare l'altare maggiore senza alcun impedimento.

Dell'antica balaustra che un tempo recingeva il presbiterio, ancora oggi si può ammirare lo stemma di forma ovale della famiglia marchesale Chyurlia e alcuni rimasugli di marmi colorati, che sapientemente composti abbelliscono le nicchie dorate delle due cappelle laterali una di fronte all'altra cioè, quella a destra dedicata a S. Giuseppe, che viene dopo la cappella dove c'è l'armonium; sul lato sinistro, quella di S. Gaetano; la prima è seguita dalle cappelle del Crocifisso con la statua della Madonna; quindi, quella della Madonna di Pompei, rappresentata in un quadro contornato da 15 quadretti con i Misteri del Rosario; l'ultima con la rappresentazione di S. Nicola dipinta sul muro; dopo la seconda, partendo dalla cappella di S. Gaetano, verso l'altare v'è una piccola cappelluccia senza dedica, verso l'uscita, invece, vengono quelle del Sacro Cuore di Gesù, con l'omonima statua in una nicchia dorata; dei SS. Cosimo e Damiano, rappresentati in quadro a pittura posto in una nicchia rettangolare; segue quella ove attualmente v'è il Battistero di marmo, con sopra una statuetta di S. Giovanni che battezza un fedele, alle spalle, sul muro, è dipinto un quadro rappresentante la missione degli Apostoli. Delle primitive cinque finestre per ciascun lato della navata centrale, rimangono le sei centrali con artistici vetri, le quattro esterne, invece, modificate ospitano i dipinti degli evangelisti. Nell'interno della chiesa, oltre alla missione degli Apostoli, al S. Nicola, agli evangelisti, si possono ammirare le figure angeliche lungo la navata centrale e nell'abside, con tutte le altre decorazioni, opera dell'artista Francesco Carrino di Taranto, eseguite nel 1961, come si evince dalla scritta posta in alto a destra sul fondo della chiesa "Pingit et decoravit Franciscus Carrino 1961".

Musei

  • Museo di storia della conchiglia

Sorto, come scrisse Vitti, "in un piccolo fazzoletto di terra, con la collaborazione dell'Amministrazione comunale, "Il Museo di storia della conchiglia" […] si pone, nella provincia ionica, come esempio di collaborazione fra la Scuola e la più vasta comunità sociale". Ecco le fasi salienti della sua storia.

Nel 1981 i coniugi Elena Schirano e Oronzo Corigliano decidono di donare alla scuola elementare di Lizzano, la propria collezione di conchiglie, fossili ed altri oggetti attinenti la conchiglia.

Murex triremis esposto al museoQuattro anni dopo previo l'accettazione del consiglio di circolo, l'approvazione del Provveditore agli Studi e l'autorizzazione del Prefetto di Taranto, e grazie alla collaborazione dell'Amministrazione comunale di Lizzano, viene inaugurata la prima sala di esposizione.

Il direttore didattico Pasquale Vitti, cogliendo appieno il valore della raccolta e le intenzioni espresse dai coniugi Corigliano nell'atto di donazione, decise di destinare a sala d'esposizione l'ambiente più importante e bello dell'edificio "Manzoni", la ex aula magna.

Contestualmente viene istituito il comitato di gestione del Museo, fondato dal direttore Vitti, dai coniugi Corigliano, dalla segretaria Anna Cecere e da vari operatori. In questo comitato entrano a collaborare lo storico-ricercatore Salvatore Fischetti e il direttore dell'Istituto Talassografico di Taranto, Michele Pastore.

Negli anni successivi, la raccolta si arricchisce di altre donazioni, in particolare di opere d'arte donate da noti artisti, e si avvale del contributo di professionisti, come Eugenio Casavola, e di eminenti uomini di cultura come lo scienziato Pietro Parenzan e il maestro Ernesto Treccani. Incomincia a prendere corpo quello che Oronzo Corigliano, coltivando un suo progetto, definirà "Museo di Storia della Conchiglia".

Nell'aprile del 1990, purtroppo, vengono rubati 11 quadri ed altri oggetti e il Museo, fra lo sgomento generale, viene chiuso.

Pasquale Vitti non si arrende e, superato il primo momento di amarezza e di smarrimento, vuole ricominciare per "contrapporre la cultura al degrado, l'arte alla violenza, le idee alle barbarie". Scrive, pertanto, a Oronzo Corigliano, residente nel Mali (Africa) dall'ottobre dello stesso anno, e lo incoraggia a raccogliere conchiglie e a documentare l'uso della conchiglia nelle culture africane.

Due anni dopo viene riaperta la sala del Museo con l'esposizione degli oggetti africani e delle nuove opere d'arte ridonate dagli artisti.

L'anno successivo grazie all'interessamento di padre Antonio Airò, perviene una importante raccolta di oggetti della Polinesia, dei quali alcuni risalenti alla fine dell'Ottocento e agli inizi del Novecento.

Nel mese di aprile del 1994 viene inaugurata la seconda sala, che fa del Museo di Lizzano uno dei contenitori culturali più originali e interessanti della regione Puglia.

Nel 1995 la sezione di paleontologia del "Museo di Storia Naturale" di Milano dona alcuni calchi dei più interessanti fossili di rettili ritrovati nei giacimenti triassici (circa 240 milioni di anni) di Besano (VA).

Nel periodo estivo, nelle aule della scuola elementare adiacenti il Museo, viene allestita la mostra "Milioni di anni attraverso i fossili" messa a disposizione dalla società "Fossilia" di Appiano Gentile che rappresenta la più importante mostra di paleontologia mai organizzata nella provincia ionica.

Il 4 settembre, il Consiglio comunale di Lizzano, raccogliendo la proposta di Oronzo Corigliano, delibera la istituzione del Museo civico, che avrà sede nel Palazzo Majorano.