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LATERZA
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Abitanti: 14.505
Superficie: kmq
Densità: /kmq
Altitudine: 340 mt s.l.m.
Abitanti: Laertini |
Cenni storici
La mancanza di documenti scritti anteriori all'XI
sec., non consente un'informazione precisa sulle origini della città,
pertanto le ipotesi si basano sull'etimologia del toponimo: la tradizione
storiografica locale riporta il nome Latiniano (o Latinianum) o
quello di Terza, La Terza, Latercia, Latertia
ed infine Laterza. Secondo la tradizione popolare la denominazione
del paese deriva da La Lezza (il leccio), nome della prima località`
che sorse originariamente intorno ad un albero. Non è, altresì,
da escludere che il nucleo urbano si sia formato su preesistenti
civiltà rupestri come testimoniano i santuari, le numerose abitazioni
- grotte esistenti nelle vicinanze del paese. E da considerare,
anche, l'ipotesi che l'insediamento laertino abbia origini più antiche,
come attestano i reperti, rinvenuti in località Montecamplo, databili
al periodo romano, ed una necropoli risalente all'età del bronzo
(2000 a.C. ca.), che hanno messo in luce una nuova cultura Pugliese
dell'età Micenea.
Nel 1060, Laterza venne citata nei documenti per
la sua annessione ai ducati di Benevento
e di Salerno. Nel Medioevo il borgo appartenne al Comune di Matera;
con il passare degli anni, agli antichi Laertini, si unirono gli
abitanti della vicina Metaponto dando origini ad una laboriosa popolazione
dedita all'agricoltura. Una testimonianza di questo periodo è custodita
nella Chiesa di Santa Maria Assunta: la lapide (1112) della Contessa
Matilde, moglie di un conte normanno di Matera.
Nel XIV sec., si verificarono frequenti liti con
la vicina Castellaneta, per l'estensione dei confini. Nel 1346 il
paese si rivolse alla Principessa Caterina di Taranto, che decretò
invano a favore dei Laertini, costretti, nel 1370, a chiedere l'intervento
del Principe di Taranto Filippo II. Questi, dapprima inviò una truppa
armata che fece valere i diritti della popolazione; successivamente
ridimensionò le sue decisioni poiché Castellaneta era feudo di Taranto.
La signoria di Laterza perse il titolo di marchesato,
fu governata dai principi di Bari e poi di Taranto. Gli Aragonesi
l'infeudarono a Marino Brancaccio, al quale successe la casa di
Baldo Orsini e verso la metà del sec. XVI i D'Azzia.
Palazzi
storici
- Castello o Palazzo Marchesale
Presenta una grande mole quadrata. Dallingresso,
decorato con portale ogivale, parte una scenografica e suggestiva successione
di arcate gotiche, risalenti al 1381, visibili anche nel cortile.
Agli ampi rimaneggiamenti tardo - rinascimentali e barocchi, si
devono arcatelle, balaustre, ambienti interni e resti di affreschi.
Allinterno presenta sculture risalenti al 1360.
Chiese
- Chiesa Madre (dedicata
a San Lorenzo Martire)
Situata nel centro storico. Risale al 1408 ed è
in stile romanico pugliese con elementi dalmati. La facciata presenta
unarchitettura gotica ad archi inflessi con decorazione ad
archetti che risvolta sui fianchi, presenta due oculi, una rosa
e un piccolo e semplice portale.
Linterno è diviso in tre navate con grandi
colonne e cappelle laterali. Vi sono custodite ricche suppellettili
e 14 quadri di buona fattura, opere del 600 e 700 napoletano. La
chiesa possiede preziosi corali miniati di varie epoche, lEpifania
del 1583 e San Lorenzo attribuito a B. Schedoni.
Civiltà
rupestre
Il nucleo urbano laertino si è formato su insediamenti
rupestri costituiti da santuari e grotte-abitazioni. Tutto il complesso
rupestre è distribuito in due direttive: i vicoli naturali di Via
Aborigeni e lungo il corso principale del paese. Sono da citare:
Lama Cupa, Lama Scava, Lama Santa Maria e Lama Santa Cateriana.
Quest'ultima è posta fuori le mura nei pressi del Santuario Mater
Domini e presenta due chiese rupestri: la prima aveva ununica
aula e terminava con labside semicircolare, scavate nel banco
tufaceo, e presenta alcuni affreschi antichi. Comunica con unampia
grotta denominata del Fregio, per la presenza di un grande calice
sovrastato da una croce. La seconda chiesa è scavata in un masso
fugaceo di forma rettangolare e presenta unabside semicircolare;
sul fondo della parete è raffigurato un Cristo.
Gravina
di Laterza
La gravina di Laterza è un profondo
burrone inciso in rocce calcaree da torrenti quasi sempre asciutti
ed ha pareti molto ripide. In Italia le gravine più importanti sono
due e si trovano entrambe in Puglia: una di queste è la Gravina
di Laterza. La parola "gravina" deriverebbe, secondo il
Galli, dal francese "gavine" che significa burrone o corrente.
Secondo altri la parola sarebbe di origine mediterranea e deriverebbe
da "grave".
Da un punto di vista geologico è di particolare
interesse perchè risulta il prodotto delle profonde scissure sismiche
del calcare compatto formatosi nel periodo di raffreddamento della
crosta terrestre. Siamo di fronte ad un maestoso fenomeno carsico
superficiale scavato dalle acque del fiume Lato. La vegetazione
spontanea, le pareti rocciose la rendono oltremodo suggestiva e
la differenziano dalle altre che si trovano in Puglia.
Le acque pluviali che scendono dalle
colline di Santeramo, di Gioia del Colle, della Madonna delle Grazie,
vanno a convogliarsi in un bacino collettore e s'incanalano in un
vallone che, partendo dalla masseria Parisi, attraversa le Reni,
Pantano, Arbusta, Sierro Lo Monaco, il Vallone delle Rose e raggiunge
il cosiddetto Vado Carpano.
A questo punto comincia la gravina
vera e propria, che in certi tratti è provonda e inaccessibile e
che solo in qualche tratto può essere attraversata a piedi. Il punto
più alto è al Castelluccio, profondo più di m. 150 e largo m. 400.
Il torrente, in alcuni punti, si è insinuato tra le fratture della
roccia, frutto di movimenti tettonici che nel tempo hanno modellato
il territorio. Quindi è solo in qualche caso che il fenomeno erosivo
e quello tettonico sono risultati concomitanti per la formazione
della gravina. La vegetazione della gravina, a causa delle particolari
condizioni climatiche presenti sul fondo, si presenta molto varia.
Nel suo corso iniziale, la gravina
delimita il versante settentrionale della Selva di S. Vito, costituita
essenzialmente da Fragno ed è, con i suoi 220 ettari, la più ampia
estensione a bosco di querce del comune di Laterza. Accanto al Fragno,
sono presenti la Roverella, l'Asfodelo, l'Urginea marittima.
Il sottobosco è costituito da cespugli
di Lentisco, Fillirea e cisto. Dopo 2 km dal corso iniziale, in
presenza di una situazione climatica più umida e fresca, predominano
le latifoglie caducifoglie. In questo tratto di gravina il Fragno
scende fin dentro il letto del torrente. Sono presenti in questa
zona macchie di biancospino, il Leccio ed il Carpinello. Nel tratto
che costeggia il centro storico è presente il Fico d'India. Qui
la vegetazione è fortemente deturpata per i cumuli di macerie che
si sono ammucchiati. Nella zona del Castelluccio si notano l'Orniello,
il Terebinto e macchie di Olivastro. Sulle pareti vegetano il Cappero
ed il Ginepro.
La macchia mediterranea vive la sua
forma migliore nella zona Sterpine, dove si notano il Lentisco,
l'Asparago, il Biancospino, il Pero Mandorlino, il Timo, macchie di
Ginestrone, Ginestra e Ginepro. Questa zona è interessata da rimboschimento
a Pino d'Aleppo, che si presenta con un portamento diverso dal Pino
domestico. I rami, infatti, si trovano ad altezze diverse, mentre
nel Pino domestico sono tutti in alto; gli aghi, inoltre, sono uniti
in numero di due, avvolti alla base da una guaina bianca. Si tratta
di una pianta che occupa una fascia costiera fino ai 200 m. sul
livello del mare, in quanto resistente alla salinità. Infatti, le
sue foglie molto ridotte le permettono di perdere poca acqua e quindi
di adattarsi all'ambiente costiero.
In prossimità di Lamia Renzullo ci
troviamo in presenza di una grigia arida che si estende fino al
passo di Giacobbe, lama in cui confluisce la gravina di Laterza.
La mancanza dell'uomo ha determinato l'habitat naturale per alcune
specie di animali.
Tra i mammiferi troviamo
il Moscardino, lo Scoiattolo, l'Istrice, il Gatto selvatico, il
Tasso, la Donnola e la Faina. Tra i rettili, possiamo incontrare,
il Saettone, il Cervone, il Columbro leopardino, la Vipera comune.
Tra gli anfibi troviamo il Tritone italico, il Rospo smeraldino,
l'Ululone ventre giallo. Infine, tra gli uccelli, troviamo il Biancone,
il Nibbio, il Lanario, il Gheppio, il Piccione selvatico, il Barbagianni,
il Gufo reale, la Civetta, l'Assiolo, il Rondone pallido, la Rondine
mondana, il Corvo imperiale, il Passero solitario ed il Capovaccaio.
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