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GROTTAGLIE
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Abitanti: 30.947
Superficie: kmq
Densità: /kmq
Altitudine: 130 mt s.l.m.
Abitanti: Grottagliesi |
Cenni storici
Il primo nucleo fu fondato verso lanno 960
d.C. dalla gente di diverse borgate che si rifugiò nelle grotte
delle gravine dei
dintorni (e da qui lattuale nome), quando i Saraceni assalirono
il Salento portando dappertutto desolazione e morte e distruggendo
la stessa Taranto. Gli arcivescovi di Taranto, che già avevano vari casali a Grottaglie, possedettero
a lungo questo comune esercitandovi la baronia e portando a un discreto
benessere la popolazione rurale. La prosperità di Grottaglie fu
arrestata dalla controversia tra gli arcivescovi di Taranto e il
feudo di Martina che vantava diritti di
pascolo e altri diritti sul territorio di Grottaglie e particolarmente
sulla "Foresta" dove sorgeva la fattoria di San Pietro
De Mutata. La controversia, trascinatasi per secoli portò allinstaurazione
su Grottaglie di una duplice baronia ecclesiastica e laica, con
grave danno dei Grottagliesi che non sapevano a quale padrone obbedire
e a chi ricorrere nelle loro necessità. Il malcontento arrivò a
tal punto da provocare insurrezioni popolari. Grottaglie cominciò
ad avere una certa importanza anche come luogo fortificato e ivi
fu costruito un Castello, possesso della famiglia Caracciolo.
Palazzi storici
Come sempre, anche per il
castello episcopale di Grottaglie non è possibile, a monte di concrete
indagini, saggi, stonacature, ecc., individuare con certezza la
stratificazione storica delle fabbriche costituenti l'attuale configurazione
del castello.
Né, del resto, le descrizioni e le datazioni degli storici locali
possono essere accettate anche per gli evidenti contrasti ed imprecisioni
che, nel caso specifico, esse mostrano di avere.
Si può, comunque, fare una serie di ipotesi da un lato tenendo conto
delle notizie, così come pervenuteci, e d'altro lato basandosi sugli
elementi riscontrabili al momento e sulle risultanze dei rilievi
di recente eseguiti in modo sistematico.
Secondo uno storico locale (Pignatelli,
1833), Grottaglie fu fortificata verso la fine del 1200; secondo
un documento citato dal Blandamura (che peraltro attribuisce al
1400 le fortificazioni di Grottaglie), "la terra delle grotte...
fu prima casale aperto e nell'anno 1388 fu ammurata per l'arcivescovo
Jacopo a sue proprie spese"; secondo un altro documento però
si sa che nel 1406 il castello di Grottaglie doveva già essere stato
costruito poiché risulta occupato da Ottimo Malacarne de Cayra di
Pavia. Un documento curiale (citato dal Blandamura) riporta che
in data 5 marzo 1483 il cardinale arcivescovo Giovanni d'Aragona
onde procedere a riparazioni delle fortificazioni di Grottaglie
vietò che una certa quantità di calce fosse trasportata a Taranto
per analoghi lavori.
Il 14 febbraio 1580 mons. Lelio Brancacci
consacrò la Chiesa dell'Annunziata di Grottaglie (insigne Collegiata),
ed è pertanto abbastanza probabile che a tale data il castello avesse
già assunto una sua compiuta fisionomia anche se fino ai lavori
eseguiti nel 1649 da mons. Tommaso Caracciolo, veniva ritenuto "angusta
rimosa informis domus episcopalis". Attualmente il castello
si presenta murato su tre lati con il fabbricato principale che
ne costituisce il quarto lato, quello di sud-ovest, ed una grossa
torre maestra posta all'interno tra due cortili.
Alla estremità sud-est, all'attacco tra il fabbricato e la cinta,
esiste una torre di cortina che si affaccia sul "quartiere
delle ceramiche".
Il fabbricato principale, nel quale
aveva sede l'episcopio, si sviluppa su due piani con un parziale
terzo livello nell'ala di sud-est; la torre interna invece presenta
quattro piani oltre il lastrico tutti indipendenti tra loro e collegati
con l'esterno mediante un sistema di scale esterne attualmente diruto.
Dallo studio dei rilievi risulta abbastanza
probabile che una prima cinta fortificata, identificabile con quella
che chiude il cortile orientale con (forse) una seconda torre di
cortina - poi andata distrutta - esistesse già nel 1833: alcune
tracce di una porta goticheggiante nel muro che divide i due cortili
potrebbero attestare ciò. La esistenza di tale porta potrebbe anche
giustificare la localizzazione della torre maestra e tutto il sistema
degli accessi ai livelli superiori della stessa: sistema che doveva
servire anche per la coeva parte di primo piano del fabbricato principale,
corrispondente alla zona della sala episcopale. Una prima configurazione
conclusa del castello, pertanto, doveva essere costituita dalla
citata cinta, dalla torre maestra interna, dalle sale di primo piano
destinate a dimora dell'arcivescovo, e da due torri di cortina rispettivamente
a sud-est e sud-ovest; questo, probabilmente, era il castello all'inizio
del 1400. Nella seconda metà del secolo (forse il 1483 dei documenti)
il primitivo impianto venne ampliato comprendendovi il cortile occidentale
ed una ulteriore torre di cortina posta a difesa della porta per
l'abitato, attualmente trasformata in fornice aperto.
Anche questa è poi andata distrutta,
ma vi sono elementi abbastanza attendibili per dare concretezza
a tale ipotesi.
L'ulteriore stratificazione è databile
al 1649 con i lavori fatti eseguire dal mons. Tommaso Caracciolo:
lavori che aumentarono la ricettività del castello ma che non dovrebbero
averne alterato in modo sostanziale gli apparati difensivi, avendo
egli aggiunto dei corpi all'interno del fabbricato principale realizzando
la loggia ed i disimpegni per e sale esistenti.
Nel nostro secolo
vanno poi collocati i lavori che hanno dato al castello l'attuale
configurazione: in particolare il riempimento del cortile occidentale
con la conseguente costruzione della intercapedine per mantenere
illuminati i locali interni del già piano terra, la costruzione
di corpi aggiunti al piano terra e primo piano ove hanno trovato
posto gli impianti igienico-sanitari connessi all'attuale destinazione
del castello (che è quella di convitto) ed, in genere, i lavori
di riattamento delle sale interne. Di proprietà dell'Arcivescovo
di Taranto, in questi ultimi tempi si va concretizzando per il castello
di Grottaglie un programma di interventi teso a ricuperare tutto
il complesso monumentale al circuito culturale della città: da un
lato è già in corso l'intervento restaurativo da parte della Soprintendenza
ai Monumenti di Puglia, finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno e
diretto dal Prof. Giovanni Funzio; d'altro lato la sua destinazione
a centro culturale e di sperimentazione connesso con tutta la vasta
problematica che il contiguo "quartiere delle ceramiche"
pone in essere, appare ormai certa.
Chiese
Costruita nel sec. XI-XII, ma quasi completamente
rimaneggiata in vari periodi. Si presenta con una semplice facciata
trecentesca, forse di Domenico Da Mattina, malamente restaurata,
sui resti di una costruzione precedente, aperta nel 1379 da un ricco
portale di stile romanico-pugliese e da un oculo intorno a cui sono
tre figure di santi in rilievo. Il lato destro è movimentato dalla
cupola delle cappelle. Fra queste spicca la Cappella del Rosario.
Essa, in stile barocco, fu iniziata nel 600 e completata nel
1709. Allinterno la cupola è rivestita da mattonelle policrome
e vi si possono ammirare pregevoli dipinti del De Matteis, tra cui
la tela raffigurante la "Madonna del Rosario". In questa
cappella si levano gli altari di S. Ciro e di S. Francesco de Geronimo.
La seconda cappella, a destra, presenta severe linee
classicheggianti.
In unaltra cappella si ammira un altorilievo cinquecentesco,
in pietra, rappresentante l"Annunciazione", di ispirazione
veneto-dalmata. Pregevole lartistico altare in marmo presente
nella cappella di Santa Lucia.
La cappella di S. Giuseppe è cinquecentesca e presenta,
anchessa, un pavimento in ceramica del 600. altari,
arcate, lesene e statuine, il tutto minutamente e scenograficamente
lavorato. Sono, inoltre, presenti sculture in stile rinascimentale
e altre nello stile di Stefano da Putignano.
Pregevole è il coro, ligneo, della fine del sec.
XVI e inizi del sec. SVII, in cui sono conservati libri di canto
gregoriano, in pergamena, databili al sec. XIII. In sacrestia si
ammirano bassorilievi del sec. XV.
Lestesa costruzione che comprende la chiesa
e il convento dei Padri Carmelitani (fino al XVIII sec.), sorge
sul suolo donato dal sacerdote D. romano de Romano (1505).
La facciata risale alla prima metà del XVIII sec.,
è ripartita in tre ordini, nella parte inferiore lesene corinzie
alternano le tre porte. La parte centrale è abbellita da un medaglione
con la Vergine del Carmelo, due angeli sostengono la corona, lateralmente
due nicchie con le statue dei profeti Elia ed Eliseo.
Il secondo ordine presenta al centro una grande finestra e quattro
lesene, che susseguono le sottostanti, si chiude, con lineari volute
e pinnacoli.
In alto allinterno del timpano lo stemma dellOrdine
dei Carmelitani, un curvilineo cornicione sormontato da quattro
pinnacoli, completa lampia facciata. La pianta cinquecentesca
della chiesa è a tre navate; il prevalere del colore ocra delle
pareti e il chiaro marmo del pavimento rendono lambiente caldo
e luminoso.
Sulla parete interna della facciata vi sono: lo
stemma dei principi Cicinelli, feudatari laici, particolarmente
legati ai Carmelitani, e la scultorea iscrizione della sepoltura
del teologo Antonio Marinaro senior appartenente allordine.
Labside semplice e spaziosa, rimodernata negli
anni 70, un tempo era occupata da un importante e monumentale
altare di pregiati marmi policromi. La cappella a destra è consacrata
alla Vergine del Carmelo; particolare attenzione merita il raffinato
tempio ligneo con tele, fine 1500. La cappella a sinistra racchiude
un prezioso presepe in pietra locale policroma, del 1530, opera
di Stefano da Putignano.
I personaggi con caratteristiche fattezze popolaresche
sono suddivisi fra tre livelli, in alto si possono osservare angeli,
i Re Magi guidati da un paggio, più in basso a destra uno zampognaro
e a sinistra un pastore. Il gruppo centrale è composto dalla Madonna,
S. Giuseppe, Gesù Bambino, il bue, lasinello e due pecorelle
per ogni lato; nella parte superiore della grotta si notano tre
angeli, due laterali con liuti sembrano annunciare il divino evento,
mentre quello centrale porge un drappo per avvolgere il piccolo
Bambino, più in basso un angioletto ha tra le mani un serpente che
cerca di uccidere.
Infine degne di particolare interesse sono: lopera
pittorica raffigurante la deposizione di Cristo alla croce, ed il
dipinto che rappresenta S. Maria della Grotta (fine 1200 primi del
1300).
La pavimentazione, venne rifatta completamente a
metà degli anni 40, in quanto la precedente presentava avvallamenti
e dossi sospetti. La rimozione dei vecchi laterizi portò alla luce
un cimitero con un accumulo di ossa accatastate nel corso dei secoli,
i gas derivati dalla decomposizione rigonfiavano pareti e pavimento.
Il convento annesso alla chiesa è restato tale fino
alla metà del SVIII sec., divenuto poi carcere mandamentale.
Oggi parte dei locali sono destinati allUfficio di Collocamento,
ad una scuola materna e ad un Istituto Professionale per il Commercio.
Interessante è il chiostro del 1590, delimitato
da dodici colonne rotonde in pietra tufacea, con capitelli dorici
e divise a metà da un anello sempre dello stesso materiale. E
completamente affrescato (metà sec. XVIII): nelle lunette sono raffigurate
scene bibliche del profeta Elia indicate dalle diverse didascalie,
mentre nei medaglioni sono effigiati personaggi appartenenti allOrdine
carmelitano.
Civiltà rupestre
La Gravina di Riggio è una delle più suggestive
dal punto di vista paesaggistico ed una delle più interessanti per
la rilevanza del fenomeno rupestre. Qui si pensa sia nato il poeta
latino Ennio. Essa ha una lunghezza di circa 1 km., una lunghezza
massima di 250 mt. nella parte terminale e una profondità massima
di circa 40 mt. E' caratterizzata da numerosi elementi, fra i quali:
pareti ora a strapiombo, ora a terrazzo; un grande fosso, scavato
dalle acque fluviali, noto con il nome di "caggione";
numerose grotte e due santuari rupestri: Cripta Maggiore (nel lato
sinistro) e Cripta Minore (nel lato destro). La prima, detta anche
"del Salvatore", presenta due absidi, un altarino, dei
sedili e due vasche. Sono ancora visibili tracce di pittura che
rendono probabile l'ipotesi secondo la quale tutti i muri perimetrali
erano affrescati con uno o più strati di intonaci dipinti, risalenti
a periodi diversi. I più antichi sono databili alla prima metà del
sec. XI, quelli dello strato più recente potrebbero risalire al
sec. XIII-XIV.
Quartiere delle
Ceramiche
Giunti nel quartiere delle ceramiche "li camènnere"
da "camini", ci si immerge in un luogo senza età, solo
il passaggio della auto ci riporta al presente. Varie grotte-botteghe, situate lungo i fianchi
della gravina di San Giorgio, sono scavate direttamente nella roccia,
altre occupano il canale dimpluvio circostante il Castello
episcopio (1354-1381). Le terrazze delle arcane costruzioni sono
addobbate dalla "robba" che riposta con cura è messa ad
essiccare al calore del sole.
Entrati nelle botteghe, un tempo spelonche annerite
dalla fuliggine dei camini, oggi in parte ripulite, si sente un
odore misto tra quello argilloso e quello acre del fumo. Dapprima
lo sguardo spazia dappertutto attirato dalla particolare atmosfera
quasi mistica del recondito ambiente, successivamente si posa sugli
oggetti allestiti con
attenzione su: ripiani, scaffali, vetrinette, comò e cassettoni.
Silenziosi ma accoglienti appaiono gli uomini: vasai,
ceramisti, tornianti, decoratori, fornaciai, che muovendosi alle
volte scalzi svolgono nellapparente indipendenza il proprio
lavoro. Apparente indipendenza in quanto il compimento di un oggetto
ceramico consta di più fasi ognuna delle quali è inscindibile dalla
precedente o dalla successiva, e quindi il ruolo di ciascun operaio
specializzato è dipendente da quello degli altri.

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