GROTTAGLIE


stemmgro.gif (11691 byte)      Abitanti: 30.947
Superficie:  kmq
Densità: /kmq
Altitudine: 130 mt s.l.m.
Abitanti: Grottagliesi

Cenni storici

Il primo nucleo fu fondato verso l’anno 960 d.C. dalla gente di diverse borgate che si rifugiò nelle grotte delle gravine deiCorteo storico dintorni (e da qui l’attuale nome), quando i Saraceni assalirono il Salento portando dappertutto desolazione e morte e distruggendo la stessa Taranto. Gli arcivescovi di Taranto, che già avevano vari casali a Grottaglie, possedettero a lungo questo comune esercitandovi la baronia e portando a un discreto benessere la popolazione rurale. La prosperità di Grottaglie fu arrestata dalla controversia tra gli arcivescovi di Taranto e il feudo di Martina che vantava diritti di pascolo e altri diritti sul territorio di Grottaglie e particolarmente sulla "Foresta" dove sorgeva la fattoria di San Pietro De Mutata. La controversia, trascinatasi per secoli portò all’instaurazione su Grottaglie di una duplice baronia ecclesiastica e laica, con grave danno dei Grottagliesi che non sapevano a quale padrone obbedire e a chi ricorrere nelle loro necessità. Il malcontento arrivò a tal punto da provocare insurrezioni popolari. Grottaglie cominciò ad avere una certa importanza anche come luogo fortificato e ivi fu costruito un Castello, possesso della famiglia Caracciolo.


Palazzi storici

  • Castello Episcopio

Come sempre, anche per il castello episcopale di Grottaglie non è possibile, a monte di concrete indagini, saggi, stonacature, ecc., individuare con certezza la stratificazione storica delle fabbriche costituenti l'attuale configurazione del castello.
Castello EpiscopioNé, del resto, le descrizioni e le datazioni degli storici locali possono essere accettate anche per gli evidenti contrasti ed imprecisioni che, nel caso specifico, esse mostrano di avere.
Si può, comunque, fare una serie di ipotesi da un lato tenendo conto delle notizie, così come pervenuteci, e d'altro lato basandosi sugli elementi riscontrabili al momento e sulle risultanze dei rilievi di recente eseguiti in modo sistematico.

Secondo uno storico locale (Pignatelli, 1833), Grottaglie fu fortificata verso la fine del 1200; secondo un documento citato dal Blandamura (che peraltro attribuisce al 1400 le fortificazioni di Grottaglie), "la terra delle grotte... fu prima casale aperto e nell'anno 1388 fu ammurata per l'arcivescovo Jacopo a sue proprie spese"; secondo un altro documento però si sa che nel 1406 il castello di Grottaglie doveva già essere stato costruito poiché risulta occupato da Ottimo Malacarne de Cayra di Pavia. Un documento curiale (citato dal Blandamura) riporta che in data 5 marzo 1483 il cardinale arcivescovo Giovanni d'Aragona onde procedere a riparazioni delle fortificazioni di Grottaglie vietò che una certa quantità di calce fosse trasportata a Taranto per analoghi lavori.

Il 14 febbraio 1580 mons. Lelio Brancacci consacrò la Chiesa dell'Annunziata di Grottaglie (insigne Collegiata), ed è pertanto abbastanza probabile che a tale data il castello avesse già assunto una sua compiuta fisionomia anche se fino ai lavori eseguiti nel 1649 da mons. Tommaso Caracciolo, veniva ritenuto "angusta rimosa informis domus episcopalis". Attualmente il castello si presenta murato su tre lati con il fabbricato principale che ne costituisce il quarto lato, quello di sud-ovest, ed una grossa torre maestra posta all'interno tra due cortili.
Alla estremità sud-est, all'attacco tra il fabbricato e la cinta, esiste una torre di cortina che si affaccia sul "quartiere delle ceramiche".

Il fabbricato principale, nel quale aveva sede l'episcopio, si sviluppa su due piani con un parziale terzo livello nell'ala di sud-est; la torre interna invece presenta quattro piani oltre il lastrico tutti indipendenti tra loro e collegati con l'esterno mediante un sistema di scale esterne attualmente diruto.

Dallo studio dei rilievi risulta abbastanza probabile che una prima cinta fortificata, identificabile con quella che chiude il cortile orientale con (forse) una seconda torre di cortina - poi andata distrutta - esistesse già nel 1833: alcune tracce di una porta goticheggiante nel muro che divide i due cortili potrebbero attestare ciò. La esistenza di tale porta potrebbe anche giustificare la localizzazione della torre maestra e tutto il sistema degli accessi ai livelli superiori della stessa: sistema che doveva servire anche per la coeva parte di primo piano del fabbricato principale, corrispondente alla zona della sala episcopale. Una prima configurazione conclusa del castello, pertanto, doveva essere costituita dalla citata cinta, dalla torre maestra interna, dalle sale di primo piano destinate a dimora dell'arcivescovo, e da due torri di cortina rispettivamente a sud-est e sud-ovest; questo, probabilmente, era il castello all'inizio del 1400. Nella seconda metà del secolo (forse il 1483 dei documenti) il primitivo impianto venne ampliato comprendendovi il cortile occidentale ed una ulteriore torre di cortina posta a difesa della porta per l'abitato, attualmente trasformata in fornice aperto.

Anche questa è poi andata distrutta, ma vi sono elementi abbastanza attendibili per dare concretezza a tale ipotesi.

L'ulteriore stratificazione è databile al 1649 con i lavori fatti eseguire dal mons. Tommaso Caracciolo: lavori che aumentarono la ricettività del castello ma che non dovrebbero averne alterato in modo sostanziale gli apparati difensivi, avendo egli aggiunto dei corpi all'interno del fabbricato principale realizzando la loggia ed i disimpegni per e sale esistenti.

Nel nostro secolo vanno poi collocati i lavori che hanno dato al castello l'attuale configurazione: in particolare il riempimento del cortile occidentale con la conseguente costruzione della intercapedine per mantenere illuminati i locali interni del già piano terra, la costruzione di corpi aggiunti al piano terra e primo piano ove hanno trovato posto gli impianti igienico-sanitari connessi all'attuale destinazione del castello (che è quella di convitto) ed, in genere, i lavori di riattamento delle sale interne. Di proprietà dell'Arcivescovo di Taranto, in questi ultimi tempi si va concretizzando per il castello di Grottaglie un programma di interventi teso a ricuperare tutto il complesso monumentale al circuito culturale della città: da un lato è già in corso l'intervento restaurativo da parte della Soprintendenza ai Monumenti di Puglia, finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno e diretto dal Prof. Giovanni Funzio; d'altro lato la sua destinazione a centro culturale e di sperimentazione connesso con tutta la vasta problematica che il contiguo "quartiere delle ceramiche" pone in essere, appare ormai certa.

Chiese

  • Chiesa Madre

Costruita nel sec. XI-XII, ma quasi completamente rimaneggiata in vari periodi. Si presenta con una semplice facciata trecentesca, forse di Domenico Da Mattina, malamente restaurata, sui resti di una costruzione precedente, aperta nel 1379 da un ricco portale di stile romanico-pugliese e da un oculo intorno a cui sono tre figure di santi in rilievo. Il lato destro è movimentato dalla cupola delle cappelle. Fra queste spicca la Cappella del Rosario. Essa, in stile barocco, fu iniziata nel ‘600 e completata nel 1709. All’interno la cupola è rivestita da mattonelle policrome e vi si possono ammirare pregevoli dipinti del De Matteis, tra cui la tela raffigurante la "Madonna del Rosario". In questa cappella si levano gli altari di S. Ciro e di S. Francesco de Geronimo.

La seconda cappella, a destra, presenta severe linee classicheggianti.
In un’altra cappella si ammira un altorilievo cinquecentesco, in pietra, rappresentante l’"Annunciazione", di ispirazione veneto-dalmata. Pregevole l’artistico altare in marmo presente nella cappella di Santa Lucia.

La cappella di S. Giuseppe è cinquecentesca e presenta, anch’essa, un pavimento in ceramica del ‘600. altari, arcate, lesene e statuine, il tutto minutamente e scenograficamente lavorato. Sono, inoltre, presenti sculture in stile rinascimentale e altre nello stile di Stefano da Putignano.

Pregevole è il coro, ligneo, della fine del sec. XVI e inizi del sec. SVII, in cui sono conservati libri di canto gregoriano, in pergamena, databili al sec. XIII. In sacrestia si ammirano bassorilievi del sec. XV.

  • Chiesa del Carmine

L’estesa costruzione che comprende la chiesa e il convento dei Padri Carmelitani (fino al XVIII sec.), sorge sul suolo donato dal sacerdote D. romano de Romano (1505).

La facciata risale alla prima metà del XVIII sec., è ripartita in tre ordini, nella parte inferiore lesene corinzie alternano le tre porte. La parte centrale è abbellita da un medaglione con la Vergine del Carmelo, due angeli sostengono la corona, lateralmente due nicchie con le statue dei profeti Elia ed Eliseo.
Il secondo ordine presenta al centro una grande finestra e quattro lesene, che susseguono le sottostanti, si chiude, con lineari volute e pinnacoli.

In alto all’interno del timpano lo stemma dell’Ordine dei Carmelitani, un curvilineo cornicione sormontato da quattro pinnacoli, completa l’ampia facciata. La pianta cinquecentesca della chiesa è a tre navate; il prevalere del colore ocra delle pareti e il chiaro marmo del pavimento rendono l’ambiente caldo e luminoso.

Sulla parete interna della facciata vi sono: lo stemma dei principi Cicinelli, feudatari laici, particolarmente legati ai Carmelitani, e la scultorea iscrizione della sepoltura del teologo Antonio Marinaro senior appartenente all’ordine.

L’abside semplice e spaziosa, rimodernata negli anni ’70, un tempo era occupata da un importante e monumentale altare di pregiati marmi policromi. La cappella a destra è consacrata alla Vergine del Carmelo; particolare attenzione merita il raffinato tempio ligneo con tele, fine 1500. La cappella a sinistra racchiude un prezioso presepe in pietra locale policroma, del 1530, opera di Stefano da Putignano.

I personaggi con caratteristiche fattezze popolaresche sono suddivisi fra tre livelli, in alto si possono osservare angeli, i Re Magi guidati da un paggio, più in basso a destra uno zampognaro e a sinistra un pastore. Il gruppo centrale è composto dalla Madonna, S. Giuseppe, Gesù Bambino, il bue, l’asinello e due pecorelle per ogni lato; nella parte superiore della grotta si notano tre angeli, due laterali con liuti sembrano annunciare il divino evento, mentre quello centrale porge un drappo per avvolgere il piccolo Bambino, più in basso un angioletto ha tra le mani un serpente che cerca di uccidere.

Infine degne di particolare interesse sono: l’opera pittorica raffigurante la deposizione di Cristo alla croce, ed il dipinto che rappresenta S. Maria della Grotta (fine 1200 primi del 1300).

La pavimentazione, venne rifatta completamente a metà degli anni ’40, in quanto la precedente presentava avvallamenti e dossi sospetti. La rimozione dei vecchi laterizi portò alla luce un cimitero con un accumulo di ossa accatastate nel corso dei secoli, i gas derivati dalla decomposizione rigonfiavano pareti e pavimento.

Il convento annesso alla chiesa è restato tale fino alla metà del SVIII sec., divenuto poi carcere mandamentale.
Oggi parte dei locali sono destinati all’Ufficio di Collocamento, ad una scuola materna e ad un Istituto Professionale per il Commercio.

Interessante è il chiostro del 1590, delimitato da dodici colonne rotonde in pietra tufacea, con capitelli dorici e divise a metà da un anello sempre dello stesso materiale. E’ completamente affrescato (metà sec. XVIII): nelle lunette sono raffigurate scene bibliche del profeta Elia indicate dalle diverse didascalie, mentre nei medaglioni sono effigiati personaggi appartenenti all’Ordine carmelitano.

 

Civiltà rupestre

La Gravina di Riggio è una delle più suggestive dal punto di vista paesaggistico ed una delle più interessanti per la rilevanza del fenomeno rupestre. Qui si pensa sia nato il poeta latino Ennio. Essa ha una lunghezza di circa 1 km., una lunghezza massima di 250 mt. nella parte terminale e una profondità massima di circa 40 mt. E' caratterizzata da numerosi elementi, fra i quali: pareti ora a strapiombo, ora a terrazzo; un grande fosso, scavato dalle acque fluviali, noto con il nome di "caggione"; numerose grotte e due santuari rupestri: Cripta Maggiore (nel lato sinistro) e Cripta Minore (nel lato destro). La prima, detta anche "del Salvatore", presenta due absidi, un altarino, dei sedili e due vasche. Sono ancora visibili tracce di pittura che rendono probabile l'ipotesi secondo la quale tutti i muri perimetrali erano affrescati con uno o più strati di intonaci dipinti, risalenti a periodi diversi. I più antichi sono databili alla prima metà del sec. XI, quelli dello strato più recente potrebbero risalire al sec. XIII-XIV.

 

Quartiere delle Ceramiche

Giunti nel quartiere delle ceramiche "li camènnere" da "camini", ci si immerge in un luogo senza età, solo il passaggio della autoQuartiere delle ceramiche ci riporta al presente. Varie grotte-botteghe, situate lungo i fianchi della gravina di San Giorgio, sono scavate direttamente nella roccia, altre occupano il canale d’impluvio circostante il Castello episcopio (1354-1381). Le terrazze delle arcane costruzioni sono addobbate dalla "robba" che riposta con cura è messa ad essiccare al calore del sole.

Entrati nelle botteghe, un tempo spelonche annerite dalla fuliggine dei camini, oggi in parte ripulite, si sente un odore misto tra quello argilloso e quello acre del fumo. Dapprima lo sguardo spazia dappertutto attirato dalla particolare atmosfera quasi mistica del recondito ambiente, successivamente si posa sugli Otri d'argillaoggetti allestiti con attenzione su: ripiani, scaffali, vetrinette, comò e cassettoni.

Silenziosi ma accoglienti appaiono gli uomini: vasai, ceramisti, tornianti, decoratori, fornaciai, che muovendosi alle volte scalzi svolgono nell’apparente indipendenza il proprio lavoro. Apparente indipendenza in quanto il compimento di un oggetto ceramico consta di più fasi ognuna delle quali è inscindibile dalla precedente o dalla successiva, e quindi il ruolo di ciascun operaio specializzato è dipendente da quello degli altri.