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GINOSA
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Abitanti: 21.907
Superficie: kmq
Densità: /kmq
Altitudine: 240 mt s.l.m.
Abitanti: Ginosini |
Cenni storici
Ginosa ha una sua storia antichissima. Nelle grotte,
scavate nelle gravine, sono state rinvenute testimonianze che attestano
la vita degli uomini delletà della pietra. I primi abitatori
furono i Pelegi provenienti dallAsia Minore. Questi erano
nomadi che, attratti dal clima mite e dalla terra fertile, si stabilirono
nel territorio ove edificarono diverse città tra le quali Ginosa,
da loro chiamata "Genusia". Questo nome nasce dal termine
"Geo" che significa generare, e dal termine "Usia"
che significa località abitate. Il popolo di Genusia raggiunse,
nel corso dei secoli, un notevole sviluppo dellagricoltura.
Ginosa fu soggetta a molte dominazioni; la prima fu quella greca,
di cui sono stati ritrovati monete e vasi, risalenti al tempo della
Magna Grecia. Successivamente il paese divenne colonia romana che
fu chiamata con il nome latino "Genusium". Quindi passò
sotto il dominio degli Ostrogoti e dei Saraceni . Linvasione
dei Saraceni, popolo predone, fu la più barbara che lantica
Ginosa ricordi. La contrada di Castelluzzo dei Saraceni è così denominata
perché ivi si accampò detta popolazione dagli usi barbari e crudeli.
Fu tanto il terrone che suscitarono, che tuttoggi permane
nel vernacolo il termine "saracino", per designare un
uomo feroce, crudele e brutale.
I Saraceni invadendo e saccheggiando le masserie,
costrinsero gli abitanti ad abbandonarle per rifugiarsi nelle grotte
del Casale e della Rivolta, site tra le due sponde della gravina.
Con la venuto di Roberto il Guiscardo, capo dei
Normanni, il popolo ginosino visse un periodo di pace e tranquillità.
I pochi abitanti, che ancora vivevano nelle contrade Girifalco e
Santa Maria, d Attoli, si stabilirono nel borgo di Ginosa
detto "casale", completamente scavato nel tufo, che presentava
case a due o tre piani. Ebbe così origine la nuova e caratteristica
Ginosa.
Nel Medioevo il borgo risulta menzionato in documenti
delletà normanna, come appartenente alla Contea di Montescaglioso.
Nel 1190 Ginosa fece parte dei possedimenti Leccesi, mentre nel
sec. XIII passo ai Sanseverino, così da Filippo di Acaia (fino al
1332) e dal figlio Roberto (fino al 1364) e, alla morte di questi
dallaltro figlio di Filippo II. Successore fu Giacomo del
Balzo, ma data la sua minore età, il principato fu amministrato
dal Duca dAndria. Morto Giovanni Antonio Orsini del Balzo,
ultimo principe tarantino, nel 1463, il feudo di Ginosa passò al
demanio e il re Ferdinando I lo donò a Pirro del Balzo che, ribellatosi,
lo perdette. Il re, successivamente, lo assegnò a suo figlio Federico,
che ne stabilì i confini. questi, salito al trono di Napoli nel
1496, donò il feudo ad Antonio Grisone, cui successe il figlio Federico
e nel 1515 il nipote Antonio. Nel 1556 il feudo passò ai Doria,
nel 1606 ai Grillo, nel 1629 agli Spinola, marchesi de Los Baldases.
Nel 1812 venne abolita la feudalità e il territorio fu diviso in
due parti: una andò al comune e laltra ai marchesi spagnoli
Spinola.
Durante il Risorgimento, Ginosa fu oppressa dalla
piaga del bricantaggio: scorrerie e rapine furono organizzate dalla
panda di Locaso, detto "il capraro", che con la sua banda
arrivava nel territorio per ricattare, danneggiare, incendiare campi
e sfondare i magazzini delle masserie. Dopo le scorrerie la banda
si rifugiava nel bosco della Rita. Quando il Capraro fu catturato
e fucilato a Castellaneta, venne a sostituire il Crichigno, detto
"Coppolone", il quale si macchiò di tanti delitti. Con
la sua morte, avvenuta in unimboscata, ebbe fine il brigantaggio
a Ginosa.
Per fronteggiare la miseria, molti abitanti furono
costretti ad emigrare negli Stati Uniti, in Argentina e in Brasile.
Intanto si costruirono nuove case e sorse così il rione del Carmine
e del Populicchio.
Palazzi
storici
Edificato per volere di Roberto il Guiscardo intorno
al 1080, per la difesa del paese. Esso costituisce un antico ed
imponente edificio che si innalza sulla sponda della gravina. La
parte posteriore, a base trapezoidale, è rimasta nel suo originario
stile normanno, non avendo subito modifiche nel tempo. Nel sottosuolo vi
erano antiche caverne ricavate nella pietra, usate come carceri,
che successivamente furona adibite a cisterne dacqua. Tre
torri merlate si ergevano nella parte superiore del castello e poichè
ledificio si innalzava su una valle profonda, laccesso
era consentito da un ponte levatoio.
Quando Ginosa divenne baronia, verso il 1500, i
Doria presero possesso del castello, che subì diverse trasformazioni:
furono abbattute le cime merlate delle torri e il ponte levatoio
fu sostituito da unarcata in muratura; ledificio fu
così trasformato in palazzo signorile. Lentrata fu ornata
da cornici in pietra, sul terrazzo furono innalzati degli archi
a sesto ribassato, che realizzarono un portico di stile rinascimentale.
Chiese
- Chiesa di San Martino
di Tours (Chiesa Madre)
La Chiesa Madre fu completata nel 1590 da maestranze
francesi al seguito dei Doria e fu dedicata a San Martino di Tours.
E di stile tardo-romanico, con tracce di gotico. La facciata
occidentale è tripartita da lesene con rosone tentrale e portale
ad arco di trionfo, costituito da due colonne scanalate, sormontate
da capitelli cinquecenteschi, che reggono larchitrave. Sul
fianco meridionale si nota un portale che segue lo stesso proporzionamento
di quello principale ed è sormontato da una trabeazione con epigrafe
in latino volgare.
Il campanile a base quadrate è a tre gradini con
cella campanaria caratterizzata da quattro monofore dellaltezza
pari al modulo compositivo, e da una copertura troncopiramidale
sovrastata da un lanternino prismico.
Ledificio, costruito in blocchi squadrati
di tufo locale, presenta una pianta di tipo basilicale, a tre navate
e quattro campate con pilastri cruciformi. La navata mediana ha
la volta a botte ogivale, mentre le due laterali a false crociere.
La navata centrale termina col presbiterio nel quale affaccia larco
di trionfo del coro rettangolare. Questultimo con volta a
botte è caratterizzato da un motivo a fusi contrapposti e lunette
cieche ogivanti.
Gli altari di S. vito e dellAnnunciazione
sono cinquecenteschi; mentre i restanti sono databili tra la fine
del XVI e il XVII-XVIII secolo. La connotazione plastiche delle
decorazioni, lutilizzo specifico di taluni elementi decorativi
fanno presupporre la regia di una maestranza salentina.
Centro
storico
Ginosa si è certamente creata con gli insediamenti
grottali, sviluppatisi in vari raggruppamenti sparsi come tribù.
Con la civiltà rupestre, poi, sia pure dopo molti secoli, si ebbe
una vita organizzata con più sistematicità. Nel 500 tutto
il paese era nel Casale con una vasta estenzione a semicerchi nella
parte della Rivolta, dopo aver abbandonato, forse per limpaludamento
delle zone, le contrade di Girifalco, S. Felice e dAttoli.
Prativamente labitato antico si è sviluppato nel corso della
gravina, che circonda lattuale paese a ferro di cavallo, raggiungendo
una profondità massima di 200 mt., partendo dal Casale fino alla
zona della Piantata.
Civiltà rupestre
Gli insediamenti rupestri sono ubicati nelle gravine
di Rivolta e del Casale. Tra le cripte più interessanti: Chiesa-cripta
di S. Bartolomeo, con affresco absidale dimpronta bizantina
del sec. XIII; Chiesa-cripta di S. Leonardo e di S. Sofia, con interessanti
motivi architettonici nelle volte; Chiesa-cripta di S. Domenica;
Chiesa-cripta di S. Pietro; Chiesa-cripta di S. Barbara; Chiesa-cripta
di S. Vito; Chiesa-cripta di Ecce Homo.
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