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CASTELLANETA

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Abitanti: 17.294
Superficie: 239,8 kmq
Densità: 72/kmq
Altitudine: 225 mt s.l.m.
Abitanti: Castellanetani |
Cenni storici
Etimologicamente Castellaneta può derivare da diverse denominazioni:
da "Castrum Munitum" (quanto la città che, secondo un
cronista del 1500 risaliva al 1280 a.C., fu chiamata "Etolia"
da Diomede e venne distrutta dai Sanniti); da "Castania"
(per la presenza di estesi boschi di castagni); da "Castrum
Lelium o Licium" (quando la città, dopo la distruzione di Teodorico,
venne ricostruita da Lelium o Licium); da "Castellum Munitum"
(quando venne fortificata per difendersi dai Saraceni); da "Castella
Unita" (quando, sempre per le invasioni, degli abitanti dei
casali si unirono alla città, difesa dal burrone); da "Castellum
Aneti" (come cita Guglielmo Appulo nel suo poema storico "De
Gesta Normannorum").
Comunque pare che un nucleo originario sorse su un colle chiamato
"Archinto" perché fu sede dellArcontato nella Magna
Grecia. Ance se si ignorano lorigine e le vicende storiche
di Castellaneta fino al sec. XI, esiste una cospicua documentazione
sugli avvenimenti politici, economici, sociali e religiosi, succedutisi
a partire dalla seconda metà del sec. XI.
Dopo essere stata sotto il dominio Bizantino, fu conquistata dai
Normanni nel 1064; infatti il primo signore di Castellaneta, di
cui si ha notizia documentata, è il normanno Riccardo Senescalco.
Questo periodo fu uno dei più felici della storia di Castellaneta,
poiché divenne dal 1088, sede vescovile suffragata dallarci-diocesi
di Taranto. Da quel momento furono i vescovi,
più che i Normanni, gli Svevi e gli Angioini ad essi succeduti,
ad incidere in maniera determinante sul destino politico e sociale
del paese. Infatti, se nel sec. XI i vescovi si limitarono ad assecondare
la politico filo-ecclesiastica dei Normanni, dando lassenso
alle donazioni ed alienazioni di cappelle, beni annessi, e consolidando
il proprio prestigio spirituale, dalla seconda metà del sec. XII,
essi si rivelarono i veri feudatari del paese. Solo nel 1347 lArcivescovo
di Taranto rinunciò ad ogni diritto sul feudo di Castellaneta in
cambio dei feudi di Carovigno, Mesagne, S. Martino ed una parte
di quello di Lizzano.
Castellaneta rimaneva in possesso di Filippo, principe di Taranto,
al quale successe Giacomo del Balzo, figlio di Francesco, duca dAndria
e di Margherita, sorella di Filippo.
Nel 1399 Castellaneta, feudo di Taranto, passò sotto il principato
di Raimondello Del Balzo Orsini e vi rimase fino al 1418, anno in
cui Giovanna II le diede il titolo di città regia, sottraendola
al dominio feudale.
Il paese rimase libero da infeudazioni fino al 1434, anno in cui
fu assaltato e conquistato da Luigi dAngiò, passando al principato
di Taranto.
Nel 1503 Castellaneta scrisse una delle pagine più gloriose
della sua storia, resistendo allassedio dellesercito
francese del Duca di Nemours e costringendolo alla ritirata durante
le ostilità scoppiate tra Francesi e Spagnoli in seguito alla divisione
del Regno di Napoli.
Carlo V le riconobbe in il titolo di "fedelissima", ma
nel 1519, privandola dellantico privilegio, la cedette al
fiammingo Guglielmo La Croix, da cui passò quasi subito, nel 1520,
al marchese Nicola Maria Caracciolo per 30.000 ducati e quindi passò
ai De Franchis. Nel 1580 per la stessa somma, Castellaneta passò
ai Della Monica, e nel 1650 a Carlo III De Mari, che la governò
fino al 1778. Dopo tale data, Castellaneta fu dichiarata appartenente
al Regio Demanio.
Durante il Risorgimento, i castellanetani hanno dato il loro prezioso
contributo ai moti rivoluzionari con una "vendita" carbonara
di elevato livello politico. Si racconta che presso la casa rustica
"La Torretta", Giuseppe Garibaldi, travestito da venditore
di candele, vi si fermò in incognito.
Il Brigantaggio trovò nella zona di Castellaneta momenti di intensa
operatività, tanto che nei boschi si rifugiarono "u craparidd",
"Angelicchio", il "Cavalcante", Marino Todisco
ed altri, che si rintanarono nelle grotte e nei recessi boscosi
di Montecamplo.
Chiese
Quella che si vede oggi non è la Cattedrale originaria,
giacché la prima fu costruita nel sec. XII. Non doveva essere neanche
molto grande, dato che il clero officiante era composto da otto
canonici e tre dignità. Dopo il rifacimento in stile barocco del
700, comunque, è rimasto ben delle antiche strutture, qualche
tratto di archetti, la colonnina che sostiene il capitello ornato
da foglie finemente lavorate, un paio di capitelli e laltare
della SS. Trinità. Lattuale facciata di calcare banco compatto,
in stile barocco, è composta da due ordini sovrapposti con statue
di S. Gennaro e S. Nicola e delle quattro virtù cardinali. Linterno
è in stile neo-classico, a tre navate divise da due file di colonne
binate che reggono direttamente larchitrave, completato da
un elegante soffitto (1739) intagliato, dorato e dipinto da Carlo
Porta. Sono notevoli inoltre alcune ricche cappelle barocche, tra
cui quella del Sacramento, quasi chiesa a sé, con cupoletta, altare
del 1758 e tele di Domenico Carella, di cui sono altre opere nel
presbiterio. Nella sagrestia settecentesca e nellatrio adiacente
sono conservati i ritratti del 600 e del 700 e pregevoli
opere del 500, tra cui un polittico di Girolamo da Santacroce,
del 1531. Il coro ligneo intagliato è del tardo 600. Lannesso
vescovado, riedificato nel 700 in semplici e ariose forme,
conserva interessanti ambienti interni.
Questa chiesa è detta anche "Santa Maria della
luce" o "del Pesco". La prima denominazione deriva
da unantica leggenda che la vuole edificata per voto da un
capitano che sarebbe stato salvato, durante una terribile tempesta,
da una luce, Il pavimento sembra il ponte di una nave. La seconda
denominazione proviene dal termine tardo-latino "piscus"
cioè "rupe". Ed è proprio in questa posizione che si trova
la chiesetta risalente al 1300. Lo stile è romanico: frontone a
capanna con protiro intagliato a fiorami, oculo e archetti di grande
eleganza.
- Chiesa convento di San
Francesco
Questo convento fu edificato nel 1471. I frati
minori lo tennero fino al 1603, poi vi si stabilirono i Padri Riformati.
Nel 1709 ospitava venti frati. Il dormitorio fu edificato nel 1592
dal principe Bartirotti. Allinterno vi è il chiostro, sulle
cui pareti sono presenti affreschi del 1600 che ritraggono papi
e cardinali appartenenti allordine dei Riformati. La chiesa
fu ricostruita nel 1603 con interno a tre navate divise da grossi
pilastri; vi si notano alcune statue dellartista locale frà
Luca Principino, pregevoli opere di intaglio ligneo (ricco pulpito,
palco dellorgano e tempietto), gli affreschi di frà Ludovico
di Gioia del Colle, "La Parsuinicola" dipinta da Giacomo
Diso sullaltare maggiore, infine, laltare di Sant'Antonio
di frà Giuseppe da Soleto.
- Chiesa convento di San Domenico
La chiesa e lannesso convento sono del 1600.
Il convento era dedicato a S. Annunziata e fu restaurato nel 1775.
Gli ordini religiosi furono soppressi nel 1809, e nel 1813 Gioacchino
Napoleone concesse il convento al comune, perché vi stabilisse la
Casa Municipale, la giustizia di pace, le scuole e la gendarmeria
reale. Sullarchitrave di una porticina che conduce al carcere
è visibile il numero 99, alludendo allanno 1799 quando scoppiò
la reazione sanfedista contro i liberali.
Centro
storico
La parte più antica di Castellaneta è quella edificata
sul ciglio della gravina che, in passato, costituiva unottima
difesa naturale ad oriente. Ad occidente la città era difesa da
una massiccia cinta di mura in pietra "carparo",
alta mt. 10, preceduta da fossato e antemurali. Per accedere alla
città vi erano due porte: la "Porta grande" (o "necata")
e la "porta piccola". In seguito se ne aggiunse una terza,
la "porta di mezzo". Oggi queste mura non esistono più,
in quanto lultimo bastione fu smantellato intorno al 1841.
Ciò che restano sono soltanto i toponimi via "Muraglia"
e vico "del Muro". Urbanisticamente il centro storico
presenta un dedalo di viuzze e vicoli, in cui larchitettura
spontanea regna sovrana. Davanti agli occhi di chi cammina in quel
labirinto sfilano scale, archi, cornicioni, dalle dimensioni più
varie e dagli stili più diversi. Tra le abitazioni più modeste,
ma pur sempre dignitose, spiccano i palazzetti dei notabili e possidenti
che presentano facciate particolari. Tra le abitazioni più modeste,
ma pur sempre dignitose, spiccano i palazzetti dei notabili e possidenti
che presentano facciate particolari. Contrariamente ad altri paesi,
a Castellaneta chi abita nel centro storico non è di modeste condizioni
economiche, in quanto molti cittadini, pur avendo raggiunto un buon
livello finanziario, hanno preferito ammodernare lantica abitazione.
Tra i punti più significativi: vico dei Greci, vico Sedile, via
Sacco.
Civiltà
rupestre
Lorigine del fenomeno rupestre si attribuisce allarrivo
nellItalia meridionale, nel sec.VIII, di folle di monaci seguaci
del consigli di S. Basilio e si presume che la causa sia stata la
persecuzione iconoclastica di Leone Isaurico e Costantino Copronimo
(717 741 d.C.) che, contrari ad ogni forma di arte figurativa,
vedevano nel culto cristiano delle immagini sacre una atto di idolatria.
Si pensa, però, che tale civiltà affondi le sue radici in tempi
più remoti poiché il motivo di tale immigrazione fu dovuto anche
alla politica anti-latina di Leone III il quale passò al fisco bizantino
i beni del patrimonio di S. Pietro nella Sicilia e nella Calabria
e rese queste regioni dipendenti dal Patriarcato bizantino. Furono
gli stessi ufficiali dellimperatore dOriente, stabilitisi
nelle principali città di Puglia, che cercarono di attirarvi gente:
in tal modo, in mezzo alle popolazioni latine, apparvero colonie
greche, monastiche e non.
I monaci greci inizialmente vissero nei monasteri o nelle "grancie",
aziende agricole poste sotto lautorità dellAbbazia,
con case e cascine site nei feudi o suffeudi. Poi la ventata devastatrice
delle invasioni saracene porterà la desolazione nelle nostre terre
e costrinse i pochi sopravvissuti a ritirasi nelle grotte dove già
vivevano eremiti, contadini e pastori. Il monachesimo si realizzava
attraverso molteplici esperienze ascetiche: alcuni si dedicavano
allanacorestismo, vivendo in un isolamento assoluto, in una
dimora separata e ben lontana dalle altre; agli antipodi di questa
forma di isolamento completo cera la vita comunitaria condotta
nei "cenobi", ossia nei conventi. Tra questi due estremi
cera una forma intermediaria detta esicasmo. Lesicastério
era costituito da due o tre grotte, separata ma vicine e si trovava,
in genere, sulla cima di una collina o nei recessi delle gravine;
esso era abitato dagli eremiti a cui, dunque, era permessa la relazione
e il contatto con gli altri solitari. Questa forma ebbe una grande
diffusione e ben presto nacque lesigenza di accrescere numericamente
i locali, ampliando le grotte.
Questo aggregato umano più consistente prese il nome di "laura",
termine greco che originariamente significava "recinto"
o "sentiero ripido" e successivamente diventò sinonimo
di villaggio. Nella laura veniva eletto un capo. Tra gli eremiti
più saggi, chiamato calogero, che aveva il compito di presiedere
alle attività in comune. Successivamente il calogero fu sostituito
dalligùmeno, ossia lautorità giuridica. Questi, al fine
di una più facile direzione, abitata al centro dellinsediamento.
Castellaneta rappresenta un anello di quella catena di insediamenti
rupestri, che seguendo una linea ideale di burrone in burrone, vanno
da Grottaglie a Gravina.
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