CODITA


Consorzio di Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Taranto (CO.DI.TA.)
Via G. Messina n. 68, 74100  Taranto
Tel. 0039-099-4773430, Fax 0039-099-4773432
Partita IVA 80008070734

Il Consorzio di difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Taranto (CODITA), costituito in base alla Legge Nazionale n° 364 del 25 maggio 1970 istitutiva del Fondo di Solidarietà Nazionale con riconoscimento del Ministero Agricoltura e Foreste n° 885 del 9 aprile 1974 e della Regione Puglia n° 676 del 30 dicembre 1994), è una organizzazione di produttori per la difesa attiva, sperimentale e passiva delle produzioni agricole, preposta alla realizzazione di piani di lotta integrata e biologica ed all'attività tecnica di assistenza per il miglioramento delle produzioni.

La legge Regionale n° 32/80 ha affidato al Consorzio di difesa, ai sensi dell'art. N° 5, la realizzazione degli interventi, delle attività e della gestione delle infrastrutture necessarie.
La successiva legge Regionale n° 9 del 3 febbraio 1982 ha stabilito le norme per l'esercizio delle funzioni dei consorzi e quindi la concessione da parte della Regione di finanziamenti per lo svolgimento di programmi per la realizzazione degli interventi e delle attività in materia di difesa attiva e valorizzazione delle colture.
In base alla L.R. n° 9/82 il Consorzio di Difesa è considerato nella struttura organizzativa ente strumentale della Regione per la pianificazione territoriale della difesa attiva ed i relativi interventi.

Tra le finalità del Consorzio infatti vi è l'assistenza tecnica, la promozione e lo sviluppo delle produzioni.

Strumenti per l'erogazione dei servizi sono la realizzazione di piani agrometeorologici e fitopatologici (D.R. 909/58, D.R. 1171/90 e P.O.P. Misura 4.3.4), la organizzazione di corsi professionali, la lotta biologica, la divulgazione scientifica, la promozione di attività sperimentali, la valorizzazione dei produttori.

"Narra la leggenda che Arione, l'inventore del ditirambo e della musica ditirambica, in cui nell'antichità si identificavano le feste dionisie, cioè le feste dell'uva e del vino, buttato a mare dai suoi marinai ammutinatisi, fu portato a riva da un delfino.
Forse sulla costa jonica".

Dai tempi di Arione ai giorni nostri si è assistito, con alterne vicende, ad una serie di trasformazioni della vitivinicoltura in provincia di Taranto.

Alla sua tradizionale agricoltura degli ambienti "caldo - aridi", la provincia di Taranto ha sostituito un'agricoltura d'avanguardia puntando, nel caso specifico, sulla qualificazione del settore vitivinicolo.

Negli ultimi lustri, passata la lunga stagione dei vini corposi cosiddetti da "taglio", ci si è avviati verso la produzione di elevata qualità e della loro promozione diretta sui mercati.

Ma perché nelle nostre zone, dove troviamo i fattori produttivi più importanti per questa coltivazione, tutto ciò non è avvenuto come in altre aree a vocazione vitivinicola del nord dell'Italia?
La risposta più semplice è che nelle nostre zone non vi sono strutture organizzative mirate a tutelare e valorizzare i vini di qualità.
Mancano quegli organismi che, formati dagli stessi vitivinicoltori, possono far emergere l'immagine enologica, programmare la produzione e impostare la relativa commercializzazione.

Questo in sintesi, il perchè non decolla questo settore strategico per l'economia jonica che potrebbe trainare tutta l'agricoltura provinciale.

Analizzando la situazione più in profondità, si può certamente affermare che ciò che realmente manca è quello che non si riesce a trovare neanche in altri settori produttivi dell'economia provinciale: la vera capacità di aggregazione, la programmazione, la commercializzazione.
Negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo ad alcune iniziative aziendali si sono aggiunte quelle delle istituzioni come l'Amministrazione Provinciale di Taranto.

Sono iniziative senza dubbio che vanno nel giusto verso e nel segno della qualità e della promozione.
Basteranno per rilanciare il comparto vitivinicolo jonico. Ce lo auguriamo, nel nome di Arione cantore dell'uva e del vino di queste terre.

Roberto De Petro

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