CONSORZIO DI TUTELA DEL PRIMITIVO DI MANDURIA


Da "Vino & Città" - N° 11  Dicembre 1999

Primitivo di Manduria: la versatilità in bottiglia
di Nando Perrone

   

L'uva in dote

A far da culla e cornice al Primitivo di Manduria doc è una terra ricca di storia e di cultura. I vitigni da cui si produce questo vino schietto e sincero affondano le radici in un luogo in cui ancora oggi si possono ammirare le insigni tracce della civiltà messapica. A poche decine di metri dalle monumentali Mura Messapiche e dalla antistante necropoli (dove si sostiene sia stato ucciso e seppellito, nel 338 a.C. Archidamo, re di Sparta, figlio di Agesileao, che, venuto in aiuto dei Tarantini aveva cinto d'assedio Manduria), trova le condizioni pedoclimatiche ottimali per maturare l'uva del Primitivo di Manduria doc. Da questa terra il Primitivo sembra assimilare la cultura, incorporare profumi e sapori. Trasformarsi, insomma, in un nettare inebriante, in grado di innaffiare ed esaltare varie pietanze.

Questi piccoli grappoli violacei arrivarono a Manduria a fine Ottocento. La contessina Sabini di Altamura, sposando Tommaso Schiavoni Tafuri, portò con sé dalla sua città alcune barbatelle di Primitivo (dote di gemme davvero speciali), che erano coltivate nella campagna della Murgia barese. Un dono che si è poi rivelato preziosissimo per la cittadina manduriana, e che Tommaso Schiavoni Tafuri seppe mettere a frutto con maestria. Quelle barbatelle trovarono a Manduria l'habitat naturale ottimale. In questa "terra sitibonda ove il sole si fa vino" (come la definì Dante), l'uva del Primitivo assorbe con facilità il colore. Avviene quasi un appassimento naturale, che fa aumentare gli zuccheri ed elevare la gradazione alcolica del Primitivo. Un processo naturale quanto mai delicato, da cui poi si origina l'eccellente qualità del Primitivo, così denominato in quanto la maturazione è più precoce rispetto alle altre uve. E tanto bene si è integrato il Primitivo in questa zona, che con dolci declivi porta verso il mare, da lasciar credere che il vitigno sia sempre esistito in questa lingua del Salento jonico.

   

Il cuore del Primitivo

La zona di produzione del Primitivo a denominazione di origine controllata, orgoglio dei cittadini di questa terra, che, con una magica arte raffinatasi nel secolo e tramandatasi di generazione in generazione, ne curano la coltivazione, non è molto ampia. Ha il "cuore pulsante" nei comuni di Manduria e Sava, e si estende nel resto del versante orientale della provincia jonica (Avetrana, Torricella, Fragagnano, Lizzano, San Marzano, San Giorgio, Roccaforzata, Faggiano, Pulsano, Leporano, Monteparano, Carosino e Talsano) e in tre comuni confinanti della provincia di Brindisi (Erchie, Oria e Torre Santa Susanna).

In questa zona omogenea, i cui terreni sono caratterizzati dalla presenza di roccia calcarea tufacea spesso fessurata, poggiante su uno strato di argilla e sotto uno strato di terre fertili, si producono quattro versioni del Primitivo doc, che sono illustrate nel libro "Da merum al Primitivo di Manduria" - storia a vita di un vino doc pugliese, scritto da Gianni Iacovelli, Bianca Tragni e Pietro Gargano, e pubblicato un paio di anni fa dall'editore Filo di Manduria.

Il Primitivo di Manduria doc classico è secco, austero, di 14 gradi, robusto, corposo, rosso come il Borgogna, asprigno, completo, ma con quel suo denso colore cardinalizio che si impone anche con un intenso profumo. Il disciplinare impone che il Primitivo doc classico debba essere posto in commercio non prima del giugno dell'anno successivo a quello di produzione delle uve. E' un vino classico per arrosti, selvaggina e sughi di carne.

C'è poi la versione dolce naturale del Primitivo di Manduria doc: è un vino delizioso con gradazione minima di 16 gradi complessivi. E' un vero e proprio nettare, indicato con pasticceria secca di mandorle, crostate di frutta e frutta secca in genere. Ha invece due anni di invecchiamento e non meno di 18 gradi la versione liquorosa secca del Primitivo doc. E' uno splendido vino da dessert, amabile, ma non forte, intenso, profumato.

Infine il top dei primitivi: il liquoroso dolce naturale. E' invecchiato in barrique per non meno di due anni. Di colore rosso violaceo, può arrivare sino a 19 gradi. Ma il suo sapore è decisamente dolce, vellutato, carnoso, gustoso. E' un dolce tutto particolare, non mieloso né lezioso, ma forte e robusto, che dà una sensazione di piacere puro. Un vino, insomma, che nulla ha da invidiare agli storici liquori da dessert, come il Porto o lo Cherry. Un vino straordinario, che non va bevuto, ma gustato a piccoli sorsi.

Caratteristiche, quindi, che rendono unico ed inimitabile il Primitivo di Manduria doc. Diverso anche dal californiano Zinfandel, che ha avuto origine quasi certamente da uno stesso clone del Primitivo. Si tratta. Però, di due vini differenti: dalla personalità esclusiva del Primitivo, molto meno nobile lo Zinfaldel, un vino per tutti e per tutte le tasche.

   

Un vino alla riscossa

Oltre un secolo è oramai trascorso da quando don Menotti Schianoni imbottigliò il primo Primitivo di Manduria. Risale al 1891 la prima etichetta di cui si ha memoria e testimonianza. Il vino, di cui Menotti Schiavoni era gelosissimo (solo pochi amici erano ammessi alla degustazione), veniva prodotto sulle dune di Campomarino, la località rivierasca frazione di Maruggio, a pochi chilometri da Manduria. Questo Primitivo fu denominato da Menotti Schiavoni proprio Campo Marino.

E dopo oltre un secolo da quella prima bottiglia di Campo Marino, il Primitivo è entrato, di diritto, nel gotha dei vini. Un risultato possibile grazie alla costanza e alla laboriosità dei contadini, nonché alla lungimiranza e alle capacità dell'ultima generazione di produttori.

Dopo aver per anni mortificato il prodotto principe dell'agricoltura di questa terra svendendolo ad importatori francesi o tedeschi, oppure a produttori di altre zone d'Italia, che hanno utilizzato come vino da taglio il Primitivo doc, ideale per dare più spessore qualitativo a vinelli rossi di minor corpo, a manduria si è voltata pagina. Da quando si è finalmente presa coscienza delle notevoli potenzialità del Primitivo, fra i piccoli produttori si sta assistendo ad una importante inversione di tendenza. Non si estirpano più i vigneti di Primitivo per incassare il relativo premio della Comunità Europea, ma, anzi, si è sviluppata una vera e propria corsa alle concessioni per ottenere le autorizzazioni ad impiantarne di nuovi.

Il Primitivo è ritornato ad essere il fulcro dell'intera economia di questa zona. Corteggiate dagli importatori di tutti i continenti, le bottiglie del Primitivo doc ed igt, dopo una già capillare distribuzione in tutta Europa, hanno oggi conquistato le tavole sia degli americani che dei giapponesi. Si esportano decine di migliaia di bottiglie nei Paesi del sud-America e dell'Asia. E recentemente con il Primitivo pasteggiano anche gli autraliani e gli svedesi.

E l'exploit del Primitivo degli ultimi anni, per il quale risulta preziosa l'opera di promozione che svolge il Consorzio di Tutela, ha risvegliato l'interesse verso il comparto agricolo anche da parte dei giovani, i quali, abbandonato il miraggio del lavoro impiegatizio, stanno vincendo l'originaria disaffezione verso questo settore.

   

Il futuro è nel territorio

I risultati degli ultimi due-tre anni inducono all'ottimismo. La strada tracciata e imboccato si è dimostrata vincente. La politica della valorizzazione di questo prodotto di alta qualità paga. Grazie anche alla professionalità di alcuni enologi locali, come Leonardo Pinto e Fabrizio Perrucci, che conoscono bene la loro terra e ne sanno esaltare il prezioso prodotto, e di altri enologi trapiantati in Puglia (come Bruno Garafano e Cozzul), il Primitivo continua a ricevere consensi e premi in ogni rassegna espositiva e in ogni concorso. Pochi mesi fa, ad esempio, un Primitivo doc, annata 1996, di una cantina manduriana è stato premiato, ex aequo, dall'Associazione Banco d'Assaggio dei Vini d'Italia, nell'ambito della categoria "Vini rossi, secchi, tranquilli doc. Prodotti nelle ultime tre vendemmie".

Ma quale sarà il futuro del Primitivo? A Manduria si punta ad associare, con sempre maggiore convinzione, l'immagine del vino al territorio in cui esso è prodotto. Su iniziativa della Regione Puglia, è stata costituita nei mesi scorsi, ad esempio, l'associazione della Strada del Primitivo di Manduria doc, alla quale si sono associati diversi Comuni e numerosi produttori. Si tratta di un percorso enogastronomico-turistica teso ad aumentare la fruizione turistica, paesaggistica e naturalistica di questo territorio ad alta vocazione viticola e, nel contempo, a contribuire al recupero delle tradizioni locali (nasceranno nuove enoteche e musei del vino e della civiltà contadina).

Il 2000, insomma, potrebbe essere l'anno della consacrazione del Primitivo di Manduria doc.

   

Parla il Presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo Doc, Conte Fulvio Schiavoni

"Un vino dalla personalità esclusiva"

Dal febbraio dello scorso anno uno dei più importanti vini pugliesi dispone di un nuovo incisivo strumento per tutelare e valorizzare la propria immagine; il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria doc. "Il Consorzio di Tutela è nato, fra i primi in Puglia, da una diffusa esigenza di base. Quella, ovvero, di riunire gli sforzi dei produttori nella promozione di questo nostro nobile prodotto nei mercati nazionali ed internazionali, nonchè di garantire una qualità certo e costante ad un vino speciale" spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria doc, conte Fulvio Filo Schiavoni.

Forte e generoso, il Primitivo è stato per tanti anni utilizzato come vino da taglio per irrobustire vini, forse più celebrati, ma di minor corpo. Ora il Consorzio di Tutela ha voluto dare un ... taglio a questa convenzione ingenerosa.

"L'obiettivo del Consorzio di Tutela è quello di ritagliare per il Primitivo di Manduria doc uno spazio più consono al proprio valore: non più da comprimario, bensì da protagonista nella famiglia dei vini v.q.p.r.d. rossi" continua l'appassionato presidente. "Grazie al suo vigore e alle sue invidiate qualità organolettiche, il Primitivo di Manduria doc ha una personalità esclusiva, che sta conquistando il gusto dei consumatori di tutto il mondo".

L'impegno del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria doc sta già producendo i primi risultati.

"La stampa nazionale ed internazionale dedica sempre maggiore risultato al nostro vino, che, in questo momento di boom, sta fungendo da traino anche per gli altri vini pugliesi" rimarca Fulvio Filo. "Al Primitivo hanno già dedicato libri e altre pubblicazioni in riviste specializzate un po' dappertutto. La presenza costante sui media ci consente di far conoscere questo prodotto ben oltre la ristretta sfera degli intenditori, e chi lo conosce non lo scorda più. Il successo della vendita in bottiglia consente di raggiungere un'altra finalità del Consorzio di Tutela: una maggiore consapevolezza dei vitivinicoltori ed un importante ricaduta economica sul territorio grazie al plus valore del prodotto che rimane in zona, senza emigrare verso regioni più accorte".