CONSORZIO DI TUTELA DEL PRIMITIVO DI MANDURIA


Da "Cucina & Vini" - N° 6  Novembre 1999

Primitivo di Manduria alla riscoperta di un "purosangue"
di Barbara Grimaldi

Carattere, personalità e tanta voglia di emergere definitivamente. Lo si apprezza in quattro versioni e tiene il passo con gli altri vini delle terre pugliesi. Terre desiderose di rivincita.

Il nome deriva dalla precocità della sua maturazione e dalla facilità di acclimatazione nelle zone aride e in terreni poveri. E' il Primitivo, un vitigno con il fuoco nelle vene. Ha sicuramente radici molto antiche, anche se le prime notizie certe risalgono al XVIII secolo quando, per opera del primicerio don Francesco Indillicati, fu isolato a Gioia del Colle. Il vino prodotto ottenne un tale successo che le coltivazioni si estesero ben presto fino a raggiungere la pianura tarantina e le coste joniche. Alla fine dell'Ottocento. Poi, una contessa di quei luoghi si sposò a Manduria portando con sé alcune barbatelle di Primitivo che vennero impiantate in quella terra con grandi risultati. Infatti il vino prodotto mostrava caratteristiche organolettiche molto interessanti: un colore intenso, un corpo pieno e una maggiore potenza alcolica.

Purtroppo, i pochi proprietari terrieri di quel tempo vendettero ad altri il loro vino con il solo fine del guadagno, senza la benché minima preoccupazione di valorizzarlo in alcun modo. Questo è stato - e per alcuni aspetti continua ad essere - il problema di fondo del Primitivo, commercializzato come vino da taglio per migliorare il "tono" di altre produzioni più conosciute, ma esangui, privi di vigoria, deboli.

Il riconoscimento Doc

Tuttavia da alcuni anni, c'è, attorno a questo vino, un gran fermento che lo ha portato ad ottenere, nel 1974, il riconoscimento della doc, che ha disciplinato le zone tipiche di coltivazione adagiate nell'area orientale della provincia di Taranto e in una frazione della provincia di Brindisi, e tempi e modalità di produzione. Ne esistono 4 versioni. Secco con un colore scuro, profondo, intenso; con piacevoli profumi di frutta rossa, dalla ciliegia, ai frutti di bosco, alle prugne mature, che diventano speziati con l'invecchiamento; con un gusto morbido, carnale, pieno, appena un po' amabile; con una gradazione alcolica di 14°. Dolce naturale, leggermente abboccato con una gradazione alcolica minima di 16°, profumi di mela cotogna e di more; al palato è rotondo e vellutato come una carezza. Liquoroso secco con due anni di invecchiamento e una gradazione di 18°, da servire come vino da dessert con sentori intensi dei frutti mediterranei. Liquoroso dolce naturale, che può arrivare ad una gradazione di 19°; è considerato la punta di diamante dei primitivi e non ha nulla da invidiare ai classici vini da meditazione ma senza nessuna leziosità, con un sapore dolce ma non stucchevole e una forte personalità. Si sposa davvero bene con i dolci al cioccolato.

Per valorizzare tutto questo patrimonio, da poco riscoperto, si è costituito l'anno scorso il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. "Ciò che di positivo posso sottolineare è il cambio di mentalità che emerge in tutta la filiera", ci spiega Fulvio Filo Schiavoni, presidente del Consorzio nonché editore del bel libro "Dal merum al Primitivo di Manduria". "Si è capito che il futuro è sono nella qualità e abbiamo già cominciato ad adeguare le strutture e ad affinare le tecniche enologiche con un occhio alla commercializzazione estera. Grazie alla tecnica di pochi, oggi il Consorzio raccoglie 14 grosse realtà produttive sociali e private del territorio. Siamo ragionevolmente ottimisti per il futuro del nostro Primitivo che ha tutte le potenzialità - conclude Filo Schiavoni - per far parte dell'élite dei vini italiani. Al diciottesimo Banco di assaggio di Torgiano, il Primitivo di Manduria Doc è risultato primo ex aequo con altri 5 grandi vini rossi".

Come viene coltivato

E' un vitigno selvaggio, non ama i legacci, cresce libero ad alberello contorcendosi sotto il sole. In Puglia ben 17 mila ettari di superficie sono destinati alla sua coltivazione. Non necessita di trattamenti chimici antiparassitari, basta solo un po' di verderame alla bisogna per fare in modo che cresca senza sofferenze. E' una pianta forte, resistente alla siccità, allo scirocco, ai terreni poveri, alle brinate e tutta la sua forza la si avverte dentro al bicchiere. La pianta si sviluppa su tre bracci fino a un'altezza di un metro e mezzo, il suo grappolo è di media grandezza a forma alata ed è rado: ciò evita i rischi di possibili e sgraditi fenomeni di muffa. L'acino è sferoidale e la buccia di colore grigio-bluastra, al suo interno pochi vinaccioli da cui si ricavano ottime grappe.

Il mistero delle origini

Il Primitivo di Manduria ha interessato gli studiosi del settore e molteplici sono state le disquisizioni sulla sua somiglianza con la Zinfandel californiano. Fu organizzata addirittura una degustazione cieca dei due vini dai coniugi Sheldon e Pauline Wessermann, grandi esperti americani, ma non se ne venne a capo perché nessuno dei presenti riuscì a distinguerli.

Un vero e proprio mistero enologico internazionale che, pare, sia giunto a conclusione. E' stato infatti provato che entrambi i vitigni provengono dall'Est europeo, con molta probabilità dalla Dalmazia (di qui un'altra rassomiglianza con il Plavac Mali della zona), ma successivamente hanno intrapreso strade differenti, giungendo l'uno in Puglia e, successivamente, l'altro in California. Si può perfino tornare con la memoria al nome di una nobildonna manduriana "Sinfarosa" o, ancora, a quello di una piantagione di Primitivo pugliese "Cinfarosa", per insistere sulle similitudini tra Primitivo e Zinfandel.

I due vini sono di certo parenti stretti. Il differente clima, i diversi terreni, le modalità di coltivazione e vinificazione hanno fatto il resto.


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